Undici a zero


 

חומה ומגדל

Ho scelto questa storia per uscire dai soliti schemi legati alla ricorrenza del Yom Kippur ormai alle porte. Le tematiche principali sono generalmente due: il significato del digiuno e dell’espiazione o i ricordi forse un pò sbiaditi ma sempre attualmente tragici del grande trauma seguito alla guerra svoltasi nel 1973. Questa volta ci occuperemo della costruzione in contemporanea di undici nuovi insediamenti avvenuta all’uscita del digiuno del Yom Kippur nella notte fra il 5 ed il 6 ottobre del 1946, l’operazione degli “undici punti” del Neghev.

In seguito ad un lento ma costante cambiamento a favore della popolazione araba residente in palestina da parte Britannica, l’Agenzia Ebraica giunse alla conclusione che solo una politica di fatti compiuti avrebbe potuto modificare, almeno in parte, una realtà estremamente limitativa per tutto ciò che riguardava la conquista di nuovi spazi dove fondare ulteriori insediamenti agricoli e creare di fatto la possibile nuova frontiera del futuro stato ebraico.

Il momento non era dei più propizi, gli inglesi erano sempre più propensi di sbarazzarsi di una patata bollente dalla quale non traevano nessun profitto. La tensione fra arabi ed ebrei era in costante aumento e la Gran Bretagna aveva iniziato a intraprendere una politica filo araba per limitare i danni. E’ di quel periodo la pubblicazione del Piano Morrison-Grady che prevedeva la costituzione di un’autonomia ebraica comprendente il 17% della palestina mandatoria. Agli arabi sarebbe spettato il 40% ed il rimanente 43%, Gerusalemme compresa, sarebbe rimasto in mano britannica.

I terreni sui quali edificare i nuovi insediamenti erano già stati acquistati da diversi anni sia dal Fondo Nazionale Ebraico (KKL) che da privati e numerosi gruppi di giovani ragazzi erano già pronti da tempo per iniziare una nuova vita nel deserto e rafforzare quello che era considerata da sempre uno dei capisaldi del credo sionista, la bonificazione e la trasformazione di lande desolate in oasi di verde.

Ma fra il dire e il fare c’è di mezzo il mare recita un famoso proverbio, e come sempre le cose più complicate in operazioni del genere sono quelle logistiche. A parte reclutare così tanti partecipanti ad un’operazione del genere le difficoltà più grandi erano essenzialmente due: costruire un acquedotto in grado di rifornire le necessità idriche dei futuri abitanti e costruire in una sola notte la base del futuro insediamento secono il collaudato modello denominato “torre e palizzata“.

Il primo problema fu risolto acquistando uno stock di 200 km di tubature usate dagli inglesi nella seconda guerra mondiale quando Londra era costantemente bombardata dai nazisti e gli incendi erano all’ordine del giorno. Per gli alti costi dovuti all’acquisto delle tubature e della mano d’opera l’opera venne definita l’acquedotto dello champagne.

Il sistema della torre e palizzata era stato inventato già nel 1936 per garantire una parvenza di sicurezza e normalità a insediamenti generalmente isolati dai grossi centri urbani ebraici e situati in zone ostili. L’idea era quella di sfruttare una vecchia legge ottomana che impediva la distruzione di un edificio provvisto di un tetto, per far ciò era necessario trasportare sul posto una serie di elementi prefabbricati e montarli il più velocemente possibile, in ogni caso prima della visita di una pattuglia inglese venuta a constatare i nuovi cambiamenti.

Di fatto nonostante gli inglesi si presentarono già il giorno susseguente l’operazione, non vi furono ordini di sgombero dei nuovi insediamenti. Il governo di sua Maestà si limitò a controllare chi erano i legittimi proprietari dei terreni in questione e la provenienza delle acque. La popolazione beduina della zona si divise in due schieramenti, chi era fermamente contrario a qualsiasi cambiamento e chi vedeva la possibilità di sfruttare le nuove risorse idriche. Ancora una volta la politica sionista dei piccoli passi “un altra mucca ed un altro acro” aveva dato i suoi frutti.

Gli undici punti ebbero un ruolo determinante nelle conclusioni della UNSCOP, la commissione creata nel 1947 dopo che l’Inghilterra aveva ufficialmente rinunciato a governare le terre del Mandato. La visita della commissione nelle aride terre del Neghev e gli stupefacenti risultati ottenuti in meno di un anno convinsero i membri dell’Unscop ad affidare la maggior parte del deserto del Neghev al movimento sionista, sia per le maggiori rese agricole dovute alle moderne tecnologie utilizzate sia per poter accogliere l’enorme numero di profughi ebrei in fuga dall’Europa.

Se da un lato lo sviluppo agricolo di molte zone desertiche si è realizzato secondo le aspettative di Ben Gurion, è altrettanto vero che la maggior parte del Neghev continua ad essere deserta, un deserto affascinante e pieno di sorprese a volte inaspettate, che merita molto più di una visita.

 

 

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