Perdere letteramente la testa


askelon

 

La storia di oggi si svolge nello spazio e nel tempo, inizia oltre 1300 anni fa nella città di Karbala, 100 km a sud di Bagdad, per proseguire verso Damasco e Ashkelon per concludersi dietro il reparto maternità dell’ospedale della città israeliana ed una piccola via del quartiere Lorenteggio di Milano. E’ una storia che ha segnato per sempre le sorti dell’Islam le conseguenze delle quali viviamo fino ad oggi. Da una parte l’odio inconciliabile fra le due grandi correnti della religione di Maometto, i Sunniti ed i Sciiti dall’altra un cognome che forse inconsciamente ha segnato il mio destino.  Solo in questi ultimi anni con la triste e macabra apparizione dei movimenti fondamentalisti islamici nelle case di tutti noi, termini come sunniti e sciiti sono diventati ormai familiari anche se non sempre abbastanza conosciuti. Immagino che ancora oggi l’italiano medio sia più interessato ai problemi del campionato nazionale piuttosto a perchè movimenti come Dahesh, Al Kaida e Hezbollah se la diano di santa ragione.

Non volendo approfondire più di tanto il motivo dei contrasti formatisi fra queste due componenti è sufficiente sottolineare che la fonte principale della diatriba ruota attorno alla linea di successione da adottare dopo la morte del profeta. Per la Sunna (consuetudine) l’erede di Maometto è potenzialmente qualsiasi fedele osservante le leggi islamiche mentre per la Scia (fazione) sostiene che solo un discendente diretto della famiglia di Maometto ha la possibilità ed il privilegio di guidare la nazione araba.

Questo contrasto, teologico e politico al tempo stesso, ebbe il suo culmine nel 680 d.c. quando durante la battaglia di Karbala venne ucciso Hussein ben Ali, uno dei nipoti di Maometto, e con lui tutta la sua famiglia cancellandone così per sempre tutta la sua discendenza. La strage di Karbala è da sempre uno dei punti cardinali della religione sciita. Il decimo giorno del primo mese del calendario islamico è un giorno di digiuno, l’ashura, un palese riferimento al digiuno ebraico del Yom Kippur, ma per gli sciiti la ricorrenza si è trasformata in una lugubre ricorrenza dove la morte di Hussein viene accompagnati da cortei di massa ed una grande parte dei fedeli compie dei riti di autoflagellazione per immedesimarsi nelle ultime sofferenze del terzo Imam.

Una volta massacrati i corpi di Hussein e del suo seguito vennero decapitati e condotti fino alla città di Kufa. In un secondo periodo la testa di Hussein venne portata a Damasco allora sede del Califfo Yazid. Seconda una delle numerose versioni la testa mozzata del discendente di Maometto venne sepolta ad Ashkelon, probabilmente per allontanarla il più possibile dalle maggiori città dell’epoca e sminuirne così la sua importanza. Vero o no all’interno del centro medico proprio dietro al reparto maternità uno spiazzo recintato è sede di pellegrinaggio non solo da parte degli arabi israeliani, ma soprattutto da fedeli islamici provenienti dall’Afghanistan, Pakistan ed India. Ogni anno circa 50.000 fedeli della setta dei Dawoodi Bohra rende omaggio al loro venerato Imam.

E cosa c’entra il sottoscritto con tutta questa storia? L’ospedale in questione è dedicato a Israel Barzilai, ministro israeliano della sanità negli anni sessanta. Nello stesso periodo abitavo in via Salvatore Barzilai, completamente ignaro di abitare in una via con un cognome ebraico. Il nesso l’ho scoperto solo verso la fine degli anni settanta quando mi sono trasferito definitivamente in Israele. Una casualità o un destino predeterminato?

 

 

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