Talpe, uomini e topi


רכבת קלה

 

A Tel Aviv è cominciata da pochi giorni una delle più grandi avventure ingegneristiche della città. Nonostante l’avvenimento sia stato completamente ignorato dai media italiani i notiziari israeliani riportano con dovizia di particolari la costruzione di una delle future pietre miliari del trasporto urbano della “città bianca” e del suo hinterland: la metropolitana. Il sogno di una rete di trasporti sotterranea è vecchia quasi quanto la città, nel 1913 un primo progetto di installare una linea tramviaria venne accantonato a favore della cultura con la costruzione del primo cinema di quello che più che una città era praticamente un borgo abitato da 200 famiglie. Negli anni ’30 quando Tel Aviv contava 150 mila abitanti venne presentato il primo serio progetto che fu accatastato così come innumerevoli altri presentati nel corso dei decenni, progetti approvati dai vari ministeri dei trasporti e dalle varie giunte comunali ma mai realizzati.

Mai come questa volta la realizzazione della tanto sognata metropolitana sembra essere così vicina, almeno sulla carta esistono tutti i pressupposti necessari. L’ostacolo più ostico, l’approvazione del progetto da parte di tutte le municipalità interessate, è stato superato senza non poche difficoltà. Yair Katz, l’attuale ministro dei trasporti, è determinato a completare l’opera ed è considerato un autentico “bulldozer”, un uomo in grado di raccogliere i fondi necessari e motivare i suoi sottoposti.

Il termine metropolitana può generare qualche confusione riguardo all’opera appena iniziata. Infatti la linea rossa avrà uno sviluppo di 22 Km, di questi solo 10 sotterranei per un totale di 33 stazioni. Il percorso si snoderà dalla zona sud dell’hinterland (Bat Yam) per arrivare a nord est in zona Petah Tikva. Il termine dei lavori è previsto per il 2021 per una spesa di 5 miliardi di Euro. La metropolitana dovrebbe essere in grado di trasportare 100 milioni di passeggeri l’anno, l’intero progetto prevede la costruzione di altre sei linee.

Fino ad oggi la cosa più simile al termine metropolitana in Israele era la Carmelit, una funicolare sotterranea che collega la città bassa di Haifa col monte Carmelo. Il costo praticamente proibitivo di una rete di trasporto sotterranea ha favorito la realizzazione di soluzioni alternative nel trasporto pubblico di massa delle altre metropoli israeliane. Gerusalemme ha realizzato un treno di superficie, praticamente un tram, mentre Haifa ha optato per la Metronit, una serie di autobus snodati circolanti su corsie preferenziali.

Non c’è dubbio che l’ambizioso progetto creerà non pochi inconvenienti nella già caotica vita dei Tel Avivensi. Già adesso l’ingresso nella città nelle ore di punta è simile ad una bolgia infernale, e nonostante la maggior parte degli scavi verranno effettuati tramite talpe meccaniche la costruzione delle fermate sconvolgerà inevitabilmente la rete stradaria. Uno degli scenari più apocalittici parla di un’enorme invasione di ratti in cerca di tane alternative a quelle distrutte dagli scavi. Il primo serio segnale dei tempi che stanno cambiando è  l’abbattimento di uno dei principali cavalcavia cittadini previsto per giovedì prossimo, praticamento la vera inaugurazione dei lavori.

Sono convinto che alla fine dei lavori tutti noi ci chiederemo come abbiamo fatto a vivere prima senza la metropolitana e di quali enormi cambiamenti nella qualità della vita usufrueremo. Ma per i prossimi sei anni fatemi ancora provare un pò di nostalgia per la vecchia e sporca tahanà merkazit, la principale stazione degli autobus della città, un autentico caravanserraglio levantino dove pulsava il vero cuore della città, un cuore fatto di fallafel e shwarma, musicassette e radioline, verdure, succhi di frutta, religiosi a caccia di qualcuno disposto a pregare per qualche minuto e tanta, tantissima umanità mista ad altrettanto sudore.

Agli eroici abitanti di Tel Aviv va tutto il mio appoggio e tutta la mia solidarietà. Vi aspettano sei anni di polvere, fango, rumore e tanto disordine. Il mio più vivido augurio a tutti gli abbonati a Waze affinchè l’app sia perennemente aggiornata per non imbottigliarsi così in una delle inevitabili code cittadine. E che Giobbe e la sua proverbiale pazienza sia con voi.

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