La solitudine non e’ mica una pazzia


Laura rimembri ancora

Costruiti a picco di enormi speroni rocciosi, nascosti nel deserto o costruiti bene in vista a ridosso delle strade principali, vicini o distanti dalla santa città di Gerusalemme , attivi o abbandonati, i monasteri sparsi qui e là nel deserto della Giudea fra la capitale ed il fiume Giordano mantengono intatti la loro magica atmosfera e raccontano a chi abbia la voglia di sentire una storia affascinante e travagliata che si trascina da oltre 1700 anni. Il fenomeno dell’eremitaggio si sviluppa in egitto attorno al III secolo dopo Cristo.Nonostante il cristianesimo sia ancora una fede in via di sviluppo, c’è già chi sente la necessità di un ritorno alle sue origini più pure. Nascono gli eremiti e gli anacoreti, personaggi bisognosi di distaccarsi dal resto del mondo per poter dedicare tutta la loro vita a studiare e meditare gli insegnamenti del Cristo.

La distanza fra Egitto e quella che era allora una delle estremità dell’Impero Bizantino è breve e la nuova norma attecchisce facilmente nel deserto della Giudea. I modelli da imitare sono il profeta Elia e Giovanni Battista, personaggi di casa in questi ostili spazi. L’eremitaggio, il vivere in solitudine lontano da tutti arrangiandosi con la poca acqua e il povero cibo che il deserto può offrire,  è vissuto come un estremo sacrificio: dedicare la propria vita per immedesimarsi in Gesù, il figlio di Dio immolatosi per salvare l’umanità intera.

In Israele l’eremitaggio prende una piega diversa, insieme ad una vita monastica e solitaria si associa un incontro settimanale nel giorni di Sabato. Sono le laure, un raggruppamento di celle monastiche ruotanti attorno ad un cenobio. L’eremitaggio non è più un fenomeno di pochi devoti solitari, ma diventa una struttura bene organizzata con delle regole e delle gerarchie ben precise. Preghiere recitate durante il corso della giornata, un unico pasto composto di acqua, pane e sale e piccoli lavori artigianali da eseguire in solitudine nel corso della giornata passando il resto del tempo in riflessione e contemplazione.

I monasteri desertici si possono dividere secondo due concezioni ben distinte, quelli nascosti all’interno di gole formate dalle poche piogge torrenziali e edificati su inacessibili speroni rocciosi o celle e cappelle raggruppate in uno spazio fortificato, situato ai bordi della strada maestra, per potersi difendere da scorrerie e predoni e diventare un luogo di sosta per pellegrini.

Alla prima tipologia appartengono il monastero di S. Giorgio e quello di Faran. Il monastero di Sant-Eutimio è invece un perfetto esempio del secondo modello. Situato sulla strada principale che da Gerusalemme porta al Mar Morto ed al fiume Giordano, fungeva sia da luogo di meditazione che da ostello per i pellegrini. Durante il periodo Mammalucco, intorno al 13 secolo il monastero diventerà un caravanserraglio proprio per la sua posizione strategica.

Completamente diverso da tutti gli altri è il monastero di S. Gerasimo (Dir Hajla) situato in un oasi a nord di Gerico. Bastano pochi passi dalla provinciale numero 90 che percorre Israele per il lungo da Metulla fino a Eilat, per trovarsi immersi in un cortile di un qualsiasi paesino greco dove il tempo assume tutta un altra dimensione.  Nel periodo del loro massimo splendore i monasteri del deserto della Giudea oltrepassarono il numero di 60 comunità fra laure e cenobi. I persiani prima (614) e gli arabi dopo (638) contribuirono im maniera determinante a ridurre e quasi cancellare la presenza religiosa nella zona. Bisognerà aspettare il 19 secolo quando iniziò il periodo di influenza politica delle maggiori potenze europee all’interno dell’agonizzante Impero Ottomano per assistere ad una rinascita della vita monastica.

Nonostante la distanza relativamente breve dalla società moderna, i monasteri del deserto conservano la loro atmosfera di mistero e solitudine. A S. giorgio si può arrivare solamente a piedi o a dorso di mulo, Faran sovrasta una piccola oasi anch’essa percorribile solo a piedi e così molte altre laure sparse per tutta la zona. Non è un caso che una zona così impervia come quella di Wadi Kelt sia stata scelta come nascondiglio dagli agenti nazisti dell’Operazione Atlas.

Ma in definitiva non è necessario passare obbligatoriamente attraverso qualche monastero per sentirsi più vicini al creatore e alle sue opere. Una notte in mezzo al deserto sotto il cielo stellato sarà più che sufficiente per rimanere avvolti da un’autentica pace dei sensi, una sorta di orgasmo cosmico che solo simili posti ti possono trasmettere. La cosa più vicina al divino che un autentico miscredente come il sottoscritto possa sentire.

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