Dalla nostra corrispondente di guerra.


כרמלה

E’ impossibile non riconoscere la voce di Carmela Menashe nei suoi servizi radiofonici. Una voce roca, un po’ nasale ma sicura, qualcosa che infonde fiducia e professionalità . Non esattamente una voce radiofonica ma completamente in linea con il personaggio, una donna coraggiosa e motivata che vede nel giornalismo d’inchiesta la sua missione. E missione è senz’altro un termine adeguato nel suo campo visto che Carmela si occupa di coprire l’argomento difesa e sicurezza per la radio nazionale, un compito che comprende fra le altre cose una partecipazione attiva ai numerosi conflitti e operazioni di guerra affrontati da Israele nel corso degli ultimi decenni.Carmela Menashe è corrispondente di guerra dal 1988, lavora da sempre alla radio ed è stata una delle prime donne a lavorare in questo campo così specificatamente maschile. Ma mentre i suoi colleghi, per lo più ex ufficiali dell’esercito, sfruttino il loro incarico per dimostrare le loro innate doti strategiche dispensando di tanto in tanto consigli squisitamente tattici, Carmela Menashe preferisce concentrarsi sui problemi basilari del mondo della difesa. Come viene utilizzato il bilancio, in quali armamenti investire, il livello dei rapporti con gli Usa e gli Europei, i problemi da risolvere, ma soprattutto capire se gli errori delle ultime guerre siano stati analizzati, metabolizzati e risolti.

“Le corrispondenze di guerra tipo Vietnam diventano sempre più rare”  ha avuto modo di affermare, e il compito dei giornalisti militari è cambiato radicalmente. Invece che portare la guerra nelle case degli israeliani è molto più importante evitare il prossimo conflitto affrontando le “vacche sacre” del sistema, e se già si è obbligati a combattere allora bisogna farlo sapendo che ogni sforzo è stato fatto per rendere il più efficiente possibile la mastodontica macchina da guerra israeliana.

Ma più di ogni altra cosa Carmela è famosa per il rapporto che è riuscita a instaurare in tutti questi anni con i soldati di leva, la “truppa” insomma. Un mondo dove molte volte il singolo viene penalizzato ed è destinato a soffrire non poche vessazioni, sia da parte dei propri superiori che non dall’apparato burocratico. Tale è la sua fama che Ehud Barak, allora ministro della difesa, le propose di ricoprire l’incarico dell”Ufficio reclami” dell’esercito al quale ogni soldato può rivolgersi.

In una realtà nella quale i corrispondenti di guerra non hanno più libero accesso nei teatri di battaglia in tempo reale ma soltanto nei momenti di tregua, proprio l’approccio più “morbido” della Menashe è quello che si è rivelato vincente. Lo scoop giornalistico si è focalizzato sulle condizioni operative dei singoli soldati, i rapporti interpersonali, gli incarichi ricoperti dalle forze femminili, incidenti in fase di esercitazioni, suicidi e molto altro ancora.

Per le sue numerose inchieste e per il suo lavoro giornalistico senza compromessi, Carmela Menashe ha ricevuto numerosi premi del mondo dell’informazione, un risultato ancora più significativo se si tiene conto dell’ambiente maschilista nel quale si deve muovere. Come in molti altri campi professionali e non, anche nel mondo dell’informazione una donna si sente obbligata a dover dare sempre il meglio di se stessa per poter essere giudicata positivamente dai suoi colleghi.

Oltre a essersi scelta una professione impegnativa e coinvolgente fino all’inverosimile, Carmela è anche  madre unifamiliare di una figlia ventunenne, ed è forse questa la battaglia più difficile da affrontare. Una battaglia senza vincitori ne vinti.

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