Il mago di Oz


הקוסם

Il “mago” Nethanyau ha vinto la sua scommessa. Dopo aver sciolto con largo anticipo il parlamento israeliano per indire nuove elezioni e ottenere così una coalizione più consona alla sua politica ed aver messo in gioco tutto il suo futuro politico si è ritrovato più forte e più sicuro di prima. I numeri sono tutti a suo favore: nelle cinque legislature nelle quali si è presentato come capo lista ne ha vinte quattro e ha conquistato un quarto dei seggi migliorando sensibilmente il risultato di due anni fa portando il suo partito da 18 a 30 seggi. Ma soprattutto ha dimostrato una volta di più le sue innate capacità elettorali, ha puntato tutto esclusivamente sull’elettorato di destra senza badare ai voti dei settori più moderati, in poco più di quarantotto ore è riuscito a ribaltare i maggiori sondaggi nazionali che lo davano perdente o al massimo impegnato in un avvincente testa a testa con “Buji” Herzog, leader della lista laburista. E’ quasi certo che le elezioni israeliane del 2015 diventeranno molto presto oggetto di studio approfondito in tutte le facoltà di scienze politiche e della comunicazione. Elezioni dove i media, i sondaggi e soprattutto la pancia degli elettori hanno fatto la differenza fra il disastro ed il trionfo. Bibi ha puntato tutto ciò che aveva ed ha vinto alla grande.

Il risultato di Nethanyau è ancora più grande se si considera che i risultati politici del suo ultimo governo erano per lo più a suo sfavore: un sensibile peggioramento nel campo della sicurezza interna (la guerra con Gaza e gli accoltellamenti ed investimenti automobilistici) ed estera (l’atomica iraniana), l’allargamento della forbice economica e sociale fra ricchi e poveri, scandali più o meno grandi e la continua tensione fra il premier israeliano e Barak Obama culminata nel discorso tenuto a Washington da Bibi di fronte al Congresso degli Stati Uniti.

I sondaggi nazionali hanno dimostrato una volta di più i loro limiti. Nelle elezioni del 2013 non riuscirono a prevedere il trionfo della lista di Lapid, mentre questa volta non sono stati in grado di intuire il cambiamento dell’elettorato di destra che nei due giorni precedenti le elezioni ha fatto barricata intorno a Nethanyau, cosciente del fatto che senza un sensibile divario fra il likud ed i laboristi le possibilità di formare il prossimo governo sarebbero drasticamente diminuite.

Si sono rivelate esatte invece le previsioni rispetto ai blocchi elettorali: i partiti di destra hanno conquistato 38 seggi rispetto ai 35-40 previsti, la sinistra 29 contro una previsione di 28 ed i partiti di centro si sono ritrovati con 27 seggi rispetto ai sondaggi che variavano fra 23 e 28 seggi.

E’ stata una campagna elettorale sanguigna e passionale come non la si vedeva da anni. La prova più significativa è la percentuale dei votanti che dal 67% delle ultime elezioni ha superato il 72%, il più alto dalle elezioni del 1999. Impressionante il dato proveniente dal settore arabo dove un elettorato tradizionalmente apatico e indifferente che arrivava ad uno scarso 56% è letteralmente schizzato di oltre 13 punti percentuali per attestarsi intorno al 69%!

La travolgente vittoria del Mago potrebbe rivelarsi un’arma a doppio taglio: Nethanyau ha tutti i numeri per formare una  coalizione di 67 seggi, più che sufficienti per garantire una legislatura stabile e duratura. I successi o i fallimenti del prossimo governo cadranno tutti sulle sue spalle e non ci sarà più nessuno su cui scaricare parte delle responsabilità, a parte i tradizionali mezzi d’informazione, da sempre accusati di essere troppo schierati a sinistra.

La giornata delle elezioni l’ho trascorsa come vice presidente di seggio all’ospedale di Zfat, un piccolo microcosmo dove hanno partecipato ebrei laici e ortodossi, arabi cristiani e musulmani, poliziotti, medici ed infermieri. Non sono mancate scene al limite del surreale dove partorienti con il neonato nella culla e degenti portati giù con tutto il letto perchè impossibilitati ad alzarsi hanno dimostrato una volta di più la forza ed il fascino del sistema democratico.

Al di là del risultato elettorale continua a rimanere per me un mistero irrisolvibile il fascino di Nathanyau. Bibi è esattamente l’opposto dell’elettorato che rappresenta: origini askenazite, elitario, arrogante, strettamente legato al potere economico e di fatto indifferente della difficile situazione socio economica nella quale versa il suo bacino elettorale. E nonostante tutto questo il sud della nazione, quella che più ha sofferta dei bombardamenti subiti quest’estate, ha votato in massa per lui.

Il suo fascino e la sua forza stanno tutti qui, nella capacità di presentarsi come l’unico paladino in grado di garantire la sopravvivenza e la sicurezza d’Israele, un tasto questo che rivela quanto sia ancora forte il timore e la paura di dover affrontare il pericolo islamico e della poca fiducia che l’israeliano medio nutre nei riguardi dell’occidente e dell’ONU.

Come il mago di Oz Nethanyau è riuscito a nascondersi dietro a un velo di ambiguità ed affermazioni dette e contraddette, almeno fino ad ora. A Bibi non mancano certo il cuore ed il cervello dei personaggi della favola, ma mi domando se il coraggio politico dimostrato sino ad ora  sia sufficiente per affrontare le grandi sfide che aspettano Israele. Sfide che essendo rimandate ad ogni scadere non fanno che accumularsi e diventare sempre più impellenti.

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