Largo ai giovani


 

בליך

In Israele esiste una tradizione consolidata di coinvolgere le ultime classi dei licei nella realtà politica attraverso elezioni politiche simulate. Sono iniziative che durano generalmente una settimana durante la quale oltre a lezioni di educazione civica e dibattiti sull’importanza della democrazia vengono anche invitati i rappresentanti delle varie liste politiche a cui spetta il non facile compito di convincere i futuri elettori della bontà dei programmi elettorali dei rispettivi partiti. Fra tutti i licei che incoraggiano iniziative di questo genere c’è ne uno che è considerato da decenni il barometro politico della nazione: il liceo Blich di Ramat Gan.  In diverse occasioni il Blich è riuscito a prevedere in maniera impressionante i grandi cambiamenti della politica israeliana. Lo ha fatto nel ’77 quando le destre, sotto la guida di Menahem Begin, conquistarono il potere per la prima volta dopo quasi trent’anni di egemonia del partito laburista. Nel 1992 ha saputo cogliere un’altra volta gli umori del paese e prevedere la vittoria elettorale di Rabin. Nelle ultime elezioni è riuscito a prevedere esattemente la reale forza elettorale del partito di Yair Lapid, sottovalutato dai sondaggi tradizionali.

Le tanto attese votazioni del Blich si sono svolte domenica scorsa con la vittoria dei partiti di centro sinistra. I laboristi hanno conquistato 38 seggi sui 120 della knesset, il partito centrista Yesh Atid ha raccolto preferenze per un totale di 34 seggi ed il Likud, il partito dell’attuale premier Beniamin Nethanyau è arrivato solo al terzo posto con solo 17 seggi.

I risultati sono enormemente in contrasto coi sondaggi tradizionali ma è possibile trarne qualche conclusione. In primo luogo c’è la possibilità di una generazione più moderata di quelle precedenti. Il netto vantaggio delle liste più moderate e più propense a delle concessioni territoriali con l’Autonomia palestinese apre qualche spiraglio di speranza almeno nel medio termine. Bisogna tenere presente però che molte forze politiche saldamente presenti nel tessuto politico israeliano hanno raggiunto dei risultati ben al di sotto del loro reale valore politico, come la lista araba ed i partiti religiosi ortodossi. E’ chiaro che in questo caso la composizione demografica del liceo ha creato questa distorsione.

In ogni caso la giornata delle votazioni è diventata da tempo un caso nazionale del quale si occupano i maggiori mass media del paese e vengono seguiti con grande attenzione. Come molte cose di successo anche in questo caso il limite del buon senso è stato ampiamente oltrepassato ed i maggiori partiti ricorrono a qualsiasi cosa pur di convincere i giovani elettori. La giornata del voto si è trasformata da tempo in una grande kermesse dove più che il messaggio politico contano i cantanti, gli spettacoli ed altri fattori più o meno coinvolgenti che però hanno poco a che fare con la politica. Se ne sono accorti anche gli studenti che sono i primi a lamentarsi della mancanza di un messaggio politico serio e approfondito.

Al di là dell’esattezza delle previsioni elettorali dei liceali del Blich penso che il messaggio principale consiste nel valore pedagogico di una simile esperienza volta a sottolineare l’ìimportanza del voto e del regime democratico. Un messaggio ancora più importante se si tiene conto che la percentuale di votanti nelle ultime tornate elettorali si aggira attorno al 67% in netto contrasto con l’ 84% dei votanti del Blich.

Per concludere una piccola curiosità: le elezioni in Israele si svolgono sempre di martedì, un giorno considerato di buon auspicio. Nella libro della Genesi il terzo giorno della creazione, martedì appunto, è l’unico giorno dove l’espressione “E Dio vide che questo era buono” compare due volte a differenza degli altri giorni dove è presente una sola volta.  Questo “doppiamente buono” fa si che molte coppie preferiscono sposarsi di martedì, soprattutto fra i religiosi e le coppie tradizionaliste. Ma forse esiste una ragione più prosaica: il martedì è il giorno di mezzo della settimana, un motivo in più per scoraggiare un eventuale “ponte” di svago, lontano dalla confusione che ogni elezione comporta.

 

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