Pasionaria o traditrice?


zuabi

E’ notizia di oggi che la comissione parlamentare della Knesset abbia estromesso la parlamentare arabo israeliana Hanin Zuabi dalle liste elettorali delle prossime elezioni previste per il 17 marzo. La decisione è passata con 27 voti a favore contro 6 contrari, una stragrande maggioranza che comprendeva anche i rappresentanti del partito laburista. Altro escluso dalla prossima tornata elettorale sarà Baruch Marzel, famoso per i suoi precedenti politici a fianco del rabbino Meir Kahana, leader di un partito di estrema destra messo fuori legge per la sua ideologia razzista. Seppure con motivazioni diverse Zuhabi e Marzel rappresentano la forza ed i limiti della democrazia israeliana in perenne ricerca del giusto e lecito equilibrio fra il diritto d’espressione e l’abuso dello stesso per stravolgere lo spirito  della democrazia sotto la quale esercitano il proprio esercizio parlamentare.Giusto per calmare gli animi prima di continuare ad analizzare e giudicare l’operato di Hanin va subito detto che la decisione va ancora ratificata dall’Alta Corte di Giustizia israeliana che quasi sempre in passato ha dimostrato di essere molto restia a limitare i diritti costituzionali. Paradossalmente fra i due è Marzel quello che ha più possibilità di essere rigettato anche se la lista nella quale si candida non ha un carattere razzista. Zuabi invece gode di un precedente a suo favore quando nel 2013 l’Alta Corte rigettò una decisione simile sempre nei suoi confronti.

La decisione è passata anche perchè  i vari parlamentari si basano proprio su un verdetto sfavorevole sulla decisione della Knesset, in tal caso raccoglierebbero i classici due piccioni con una fava, anche ribadire la loro fermezza ideologica nei confronti di chi si spinge troppo oltre ed anche mettere in cattiva luce il potere giudiziario, da molti giudicato troppo indipendente.

La verità è che Zuabi ha fatto della provocazione una delle sue armi preferite e sa sfruttarla al meglio delle sue possibilità politiche. Le sue dichiarazioni sono problematiche ed indigeste, e molti israeliani, diciamo pure quasi tutti, si chiedono se questa “pasionaria” arabo israeliana avrebbe le stesse possibilità di esprimere i propri concetti sotto il regime di Hamas.

Vediamo dunque quali frasi e quali fatti hanno posto sul banco degli accusati questa combattiva e poco  “politically correct” 45enne. Uno dei più eclatanti è stata la sua partecipazione alla Freddom Flotilla nel 2010. Zuabi faceva parte dei manifestanti a bordo della Navi Marmara, la nave che al contrario delle altre imbarcazioni continuò la sua rotta causando l’intervento dei commando israeliani. Nonostante il deputato israeliano si sia sempre dichiarata estranea ai fatti affermando di essere rimasta sottocoperta durante gli scontri, alcuni filmati dove è ripresa accanto ad attivisti “pacifisti” armati di spranghe la “incastrerebbero”. Dopo un acceso dibattito parlamentare, corsi e contro ricorsi giudiziari nei quali si richiedeva il ritiro della cittadinanza israeliana, Hanin ne uscì fuori più che altro per insufficienza di prove, ma irremediabilmente colpevole agli occhi di gran parte dell’opinione pubblica.

Un altra “esternazione” al limite della legalità ma sicuramente molto oltre qualsiasi buon senso l’ha avuta all’inizio di questa estate quando rifiutò di definire terroristi gli esecutori del rapimento e susseguente assassinio costata la vita a tre giovani ragazzi israeliani in cerca di un passaggio. Un evento che mise in moto una spirale di odio e violenza della quale Israele ne sta ancora pagando il prezzo.

Fra le altre perle di saggezza di Hanin si possono elencare il paragone fra l’esercito israeliano e l’Isis, le varie accuse di razzismo allo stato ebraico, dichiarare Israele  responsabile degli attentati  contro i propri cittadini dentro e fuori il paese poichè nazione occupante, attacchi fisici contro le forze dell’ordine compresi poliziotti arabi e drusi, giudicati collaborazionisti, e un inequivocabile rifiuto a qualsiasi forma di collaborazione fra la minoranza araba e il governo per tutto quello che concerne il volontariato civile in alternativa al servizio militare da quale la maggior parte ne è esentata. Insomma un personaggio molto scomodo e sempre ai limiti della legalità.

Last but not least, Hanin Zuabi ha continuato a mantenere contatti con Azmi Beshara, leader del suo partito, accusato di spionaggio a favore di Hezbollah durante la guerra del 2006 ed attualmente rifugiatosi nel Qatar. La Zuabi fa parte di un’influente famiglia della Nazareth araba. Fra i suoi parenti un giudice di Cassazione, parlamentari, un vice ministro e membri delle varie forze di sicurezza israeliane. Nonostante la sua verve polemica e la retorica nazionalistica, probabilmente Hanin non è molto amata anche all’interno del suo elettorato. Candidatasi alla carica di sindaco della città di Nazareth l’anno scorso non è riuscita a superare il 10% delle preferenze nonostante le promettenti aspettative.

La patata bollente del caso Zuabi è passata nelle mani della giustizia israeliana che dovrà decidere del suo futuro, ma è senz’altro lecito chiedersi quale sia il limite invalicabile oltre il quale il diritto d’espressione diventi un incitamento alla violenza ed al rifiuto di riconoscere la validità delle leggi che permettono a personaggi simili di esprimersi proprio grazie ad esse. E’ un esercizio di educazione civica senza una soluzione chiara e precisa, sicuramente strettamente teorico per chi vive al di fuori della realtà israeliana. Nonostante il comportamento, le provocazioni e le scomode dichiarazioni di Hanin Zuabi siano dettate principalmente da una necessità di visibilità politica io stesso non sono sicuro di quale posizione adottare, e voi?

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