Siamo tutti esseri umani


je sui juif

Con un’impressionante e profetico tempismo è stata trasmessa qualche settimana fa una serie di servizi televisi su channel 10, uno dei due canali privati televisivi israeliani. La serie porta la firma di Zvi Yehezkeli prestigioso commentatore ed esperto per quanto concerne il mondo arabo. Egira, il nome della serie, descrive l’insopportabile situazione in cui si trova l’odierna Europa occidentale, desiderosa di mantenere i suoi valori di tolleranza, laicità e democrazia ma incapace di affrontare delle sacche di malcontento sempre più estese all’interno di una minoranza musulmana frustrata e continuamente attratta da degli ideali religiosi in completa antitesi con la realtà circostante. L’Europa, è la conclusione di Yehezkeli, è vittima dei suoi stessi valori. La possibilità di circolare indisturbatamente all’interno dei paesi membri della CEE è il principale e per il momento insormontabile ostacolo ad un efficace lavoro di intelligence, senza il quale la battaglia contro le forze estremiste ed eversive del mondo musulmane è persa in partenza.  Anche gli strumenti legislativi in mano agli inquirenti sono inefficaci ed insufficienti, movimenti a favore dell’introduzione della Sharia come legge di stato in Inghilterra, Belgio e Francia agiscono indisturbatamente alla luce del sole e nonostante per il momento rappresintino un’esiguo e sparuto numero di attivisti non sono assolutamente da prendere sottogamba.

Nel corso di un suo servizio precedente Allah Islam, (qui coi sottotitoli in inglese) il giornalista aveva intervistato tutta una serie di simpatizzanti dell’Isis che a distanza di un paio d’anni si erano arruolati nelle file del movimento islamico per poi morire in Siria. Ed è la partecipazione di migliaia di cittadini europei di origini nord africane, ma non solo, il maggior grattacapo delle forze di sicurezza europee, un timore che si è trasformato in una tragica certezza in questi ultimi giorni. All’interno del servizio al minuto 1:17.43 viene intervistata una delle vittime, Stephan Charbonnier, in arte Charb, che descrivendo l’attentato incendiario col quale vennero distrutti i locali del giornale ammette di fatto una resa nei confronti dell’estremismo islamico.

Gli avvenimenti in corso in Francia sono un tragico  monito a possibili ed altrettanto traumatici scenari futuri. Avvenimenti che mi portano alle seguenti mie considerazioni.

Al Qaida e l’Isis sono passati da una fase di propaganda a quella operativa, un’azione come l’attentato alla redazione di Charlie Hebdo necessita di un’organizzazione meticolosa, addestrata e ben finanziata.

Gli esecutori di queste azioni terroristiche fanno parte della seconda e terza generazione d’immigrati dai paesi nord africani. Sono cittadini francesi educati secondo i principi dell’illuminismo e della tolleranza occidentale di cui la Francia è una dei massimi rappresentanti. Il modello multietnico e multirazziale necessita urgentemente di una seria analisi e di una reale e sincera autocritica da parte dei suoi sostenitori.

Senza la capacità da parte della leadership europea di ammettere che il continente si trova al centro di un’enorme sfida culturale la battaglia è persa in partenza. Il confine fra uno scontro isolato ed una vera e propria guerra ideologica è molto labile e gli obiettivi da raggiungere sono numerosi ed impervi. Ridurre i sentimenti di frustrazione, aumentare la sicurezza a livello personale mantenendo il più possibile la libertà di ogni singolo individuo, sviluppare gli adeguati strumenti legislativi sono solo alcuni dei numerosi ostacoli da affrontare e da superare.

Il continente Europeo, specialmente la parte occidentale, non conosce più guerre da quasi settant’anni, un privilegio da difendere e  da non prendere assolutamente per scontato. E per difenderlo bisogna sapere prendere delle prese di posizione chiare ed inquivocabili sui propri valori e sulla propria identità. La politica del “volemose bene” a tutti i costi sta dimostrando i suoi limiti ed i suoi punti deboli.

Ma più di ogni altra cosa è indispensabile la collaborazione delle forze moderate all’interno della variegata comunità islamica  francese. Senza una sincera intenzione di isolare queste forze eversive dall’interno , le possibilità di successo diminuiscono sensibilmente. Agli occhi dei simpatizzanti dei vari movimenti Jihadisti le operazioni di questi ultimi giorni vengono considerate come degli enormi successi, e bisogna guardare in faccia la realtà: lo sono stati veramente. Pochi ma determinati uomini hanno tenuto in scacco per giorni decine di migliaia di poliziotti e di uomini delle forze speciali francesi. Un precedente pericoloso per i prossimi emulatori.

Con tutti i problemi geopolitici che Israele affronta dal giorno della sua fondazione, il modello di coesistenza che si è venuto a creare nel corso della sua storia rappresenta ancora un modello valido e per certi versi adottabile anche altrove. Il connubbio fra il rispetto reciproco ed una ramificata rete informativa sono i principali pilastri coi quali amministrare e far convivere ebrei, musulmani e cristiani a loro volta suddivisi in innumerevoli sottocategorie. Una piattaforma abbastanza solida sulla quale è possibile continuare a costruire un edificio migliore e armonico.

Vorrei tanto che dopo “Siamo tutti Charlie”  lo slogan che ha rappresentato meglio di tutti il bisogno di esprimere la propria solidarietà verso un crimine così odioso, l’opinione pubblica e le forze politiche potessero essere in grado di affermare con lo stesso entusiasmo  “Siamo tutti ebrei” dopo l’ennesimo attentato antisemita di ieri. Ma non mi illudo più di tanto, preferisco accontentarmi di un più universale “Siamo tutti esseri umani” semplice e generico, ma forse per questo più irrealizzabile.

E che Dio (un pò assente in questi ultimi tempi) ce la mandi buona.

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