Il fiore del mio giardino


זהר ארגב

Come promesso continuo a proporre di volta in volta una canzone israeliana carica di significati emotivi, culturali e sociali, il tutto frutto di scelte strettamente personali ma spero abbastanza rappresentative della storia musicale israeliana. La canzone di questa volta “Il fiore nel mio giardino” rappresenta più di tutte la grande svolta del pubblico israeliano nei confronti della musica “orientale” o “mediterranea” considerata fino ad allora il frutto di una sottocultura al di fuori dei tradizionali schemi musicali della musica leggera israeliana. Un genere musicale snobbato e sottovalutato perchè identificato con quella porzione di emigrati ebrei provenienti dai paesi arabi, portatori di una cultura e di una mentalità per molti versi in antitesi con gli allora vigenti valori di un paese fondato su basi laiche, socialiste e  parte integrante del mondo culturale occidentale. Uno scontro di civiltà dove almeno nel campo musicale lo stile mediterraneo ha avuto la meglio.L’esecutore della canzone in questione è Zohar Argov, allora perfettamente sconosciuto al grande pubblico ed ignorato da radio e televisione. La sua storia è l’esempio classico di un’ascesa troppo fulminea che lo portò da una vita di stenti alla fama per poi finire attraverso il tunnel della droga suicida in una cella di sicurezza. Da notare lo stile e l’abbigliamento “esagerato” tipico del genere. Il gorgheggio iniziale da un’idea precisa delle grandi doti vocali del Re, così veniva soprannominato Zohar Argov. La canzone è del 1982, l’anno della prima guerra col Libano. Uno dei motivi che fecero della canzone un successo senza precedenti fu l’enorme quantità di soldati e parenti che la usavano come dedica nelle innumerevoli trasmissioni radiofoniche che accompagnavano il conflitto, trasformando così una cenerentola musicale nell’indiscussa regina della musica leggera israeliana.

Il fiore del mio giardino

E’ da un giorno primaverile chiaro e limpido che ti ricordo

Già allora sapevo che non avrei rinunciato

Eri la pupilla dei miei occhi, ogni giorno ed ogni notte

Eri come un angelo divino spuntato dall’oscurità

Volevo chiedere la tua mano e dirti

Del mio amore segreto custodito così profondamente

Volevo dirti ti ho amato ed è finita

Ma non ne ho avuto il coraggio anche quando era ormai già troppo tardi

Ritornello:

Sei il mio mondo, all’alba sei tutta la mia giornata

Sei il mio mondo, di notte sei il mio sogno

Sei nel mio sangue, nel mio spirito e nel mio cuore

Sei la dolce fragranza, il fiore del mio giardino

Da quando te ne sei andata i miei giorni sono bui,  lunghi e noiosi

Invano cerco d’ignorarti e di scordarti

Torna presto, senza di te il mio mondo è deserto

Tace la mia voce e tace il mio violino

Ritornello.

L’unico figlio di Zohar Argov, Ghil,  tenterà anche lui di imitare le orme paterne, ma con molto meno successo, come in molti altri casi la fama del padre si trasforma in un fardello troppo pesante da portarsi dietro, un peso che lo ha trascinato come il padre nell’uso di droghe varie.

In questo filmato Zohar Argov canta di fronte ad un pubblico di soldati, la maggior parte in borghese, accompagnato dall’orchestra dell’esercito. Una cornice abbastanza solida, se cercate bene troverete senz’altro altri filmati che rendono molto di più lo spirito levantino e un pò “coatto” che da sempre accompagna questo genere musicale.

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3 pensieri su “Il fiore del mio giardino

    • Al di là dei gusti personali io ne sono sempre stato attratto per il messaggio sociale e culturale dei gruppi che rappresentava questo tipo di musica, ma come ho già scritto in un altro post, la musica mediterranea ha perso da tempo il suo smalto genuino ed è diventata un business come tanti altri

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