Caro nemico ti scrivo


gaza

Scrivo a te palestinese abitante a Gaza, non agli attivisti di Hamas ma ad un essere umano che abbia i miei stessi basilari desideri, quelli di vivere in pace e prosperita’ con i propri vicini. So che probabilmente queste parole non ti arriverranno ma le scrivo ugualmente, la scrittura è il mio mezzo di comunicazione, la mia catarsi.

Anch’io sono figlio di profughi, i miei genitori sono stati scacciati dall’Egitto nel ’56 senza nessuna colpa se non quella di essere ebrei. Pensa, non erano neanche sionisti, infatti si sono trasferiti in Italia e là sono morti. Sono fuggiti con poche cose, e non c’era nessuna onnipotente lobby ebraica ad aspettarli, a ricoprirli d’oro. Nessun Rotschild gli ha aperto le proprie porte o le proprie banche. Si sono rimboccati le maniche ed hanno ricominciato una nuova vita, pieni di nostalgia certo, ma senza vittimismi e pietismi.

Vivere nella povertà e nell’autocommiserazione non porta da nessuna parte, non fa che trasportarti ancora più in fondo ed aumentare così il tuo senso di frustrazione senza offrirti nessuna speranza. L’odio e la rabbia sono energie negative ma pur sempre energie. Se tu fossi in grado di trasformarle in qualcosa di positivo molti dei tuoi problemi probabilmente sarebbero già risolti, riflettici.

Hamas ha come obiettivo di distruggermi, vuole la mia eliminazione fisica, non perchè israeliano, ma in quanto ebreo. E io voglio continuare a vivere, quindi sono spiacente ma non posso proprio collaborare coi progetti dei tuoi capi, e se devo proprio morire preferisco farlo combattendo, padrone del mio destino.

Se sei succube di Hamas tu soltanto puoi combatterlo cambiando così il tuo destino. In caso contrario, se hai deciso di lottare, di combattermi e di distruggermi allora sappi che questo sarà il prezzo da pagare. La guerra è una merda, non esistono guerre di lusso, guerre a cinque stelle, ma solo dolore e distruzione per tutti noi. Tu solo puoi scegliere fra la morte e la vita.

Se il blocco imposto alla striscia di Gaza è così disumano, così rigido, come avete fatto a cibarvi,  a vestirvi, a curarvi, a continuare a vivere? Per costruire le 36 gallerie scoperte fino ad oggi ci sono volute centinaia di migliaia di tonnellate di cemento, anni di lavoro e milioni di dollari. Ah, stavo per dimenticare di dirti che tutto questo cemento è  passato per i valichi di frontiera che vi collegano a Israele. I vostri vicini Egiziani, musulmani come voi, si guardano bene dal concedervi tutte quelle merci che passano attraverso i vostri giurati nemici israeliani.

La soluzione della tua situazione passerà per forza attraverso un piano economico. Ma fino ad ora i fondi raccolti per voi dai paesi europei e dai ricchissimi emirati arabi sono finiti o in mani corrotte o utilizzati per fini terroristici. Quante fabbriche, quante strade, quante infrastrutture avete costruito in tutti questi anni? E sappilo: io ho tutto l’interesse possibile di migliorare la tua economia, di rendere prospera la tua terra, ma senza il tuo aiuto non ci potrò mai riuscire.

Se io sono il tuo nemico allora ti darò una notizia sconvolgente: la pace si fa con i nemici e non con chi ti vuole bene. Ma per farla bisognerà raggiungere un compromesso, accettare il mio diritto ad esistere. Abbiamo firmato due trattati di pace, con l’Egitto e con la Giordania. E li rispettiamo, continuano a rimanere stabili nonostante tutte le turbolenze degli ultimi anni. Io voglio la pace e i miei governi hanno sempre rispettato gli accordi, pensaci.

Amo il mio paese, non sempre amo il mio governo, ma posso  criticarlo e combatterlo democraticamente. Questa è la mia forza e il mio vantaggio. E’ la mia arma segreta.

E per ultimo una parolina per tutti coloro che mi criticano in quanto israeliano, sempre, senza se e senza ma. Senza sapere chi sono, se ho commesso o no dei crimini, se combatto ogni giorno per la pace e la convivenza pacifica o se sia un guerrafondaio assetato di sangue pronto a sacrificare i miei figli alla prima occasione. Molti anni fa ho preso una decisione nei vostri confronti: preferisco continuare a vivere sapendo di essere odiato piuttosto che essere incensato da morto.

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11 pensieri su “Caro nemico ti scrivo

  1. Caro Luciano, grande! la tua lettera aperta come sempre: chiaro bello stile e ottimo contenuto tua amica e fedele fan, Miriam da Bruxelles. PS: non ostante qualche ora d iritardo siamo rientrati tutti bene all’ovile di Bruxelles, a presto ti abbraccio, Miriam

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  2. Condivido tutto, io che sono italiana, vivo in Italia, sono ISRAELIANA nel cuore, nell animo, nella mente..non so quante persone a gaza e nel mondo arabo i genere pissono sentirsi libere.
    Libere di sapere, conoscere, esprimere la propria opinione e il proprio dissenso.
    E penso anche che se le donne la avessero lo stesso ruolo importante che ha una donna all interno di una famiglia israelita, forse tutto sarebbe piu semplice.la pace bisogna volerla in due, al contrario esiste solo la guerra, e l unico presupposto, cio su cui non si discute e’ L ESISTENZA DI ISRAELE, unico baluardo della democrazia e liberta del vicino oriente.Io non sono ebrea di nascita, ma difendero SEMPRE ISRAELE

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  3. Ciao Lucien,
    condivido in blocco le tue parole. Qui in Italia, come sempre succede in questi casi, la mala informazione dipinge Israele come una Nazione di sanguinari che vogliono compiere carneficine della popolazione pacifica della Striscia di Gaza. Non uno che prova a spiegare che quelle morti di civili sono dovute alla codardia di hamas che li usa come scudi umani. E nessuno che ricordi come allo stesso le città israeliane sono colpite quotidianamente dai missili dei terroristi arabi.
    Fino a che la gente palestinese è succube del ricatto di hamas non avranno mai pace e prosperità.
    Ciao Fratello caro e fai il bravo.
    Raffaele
    P.S.
    Auguri per il tuo compleanno

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  4. Fai bene a rivolgerti direttamente ai palestinesi, sono molto più ragionevoli dei propal (anche perché da lontano è più facile sparare sentenze). E a proposito dei propal, io li ritengo preziosi: più li conosco, più aumenta a dismisura il mio attaccamento a Israele.

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  5. Sono agnostico cittadino di questo mondo pacifista fino a prova contraria.
    So anche che la verità assoluta nell’uman vivere non ci appartiene. Ma so anche che la sete di potere non conosce confine e sacrifici umani immensi. La storia n’è maestra. Mi hai commosso amico ebreo per cui voglio seguitare a leggervi.

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  6. Ma dove l’hai persa l’umnaità? Ma a chi pensi di mandare lettere, a degli animali senza dignità, storia, cultura? Un’aggressione militare iniziata con i pretesti di un atroce sequestro (rivelatosi ad opera di gruppi isolati, non di Hamas) e del lancio dei razzi di Hamas, che fanno meno feriti dei fuochi d’artificio in Italia. 1200 morti palestinesi, la maggior parte civili, famiglie, donne e vecchi, ma soprattutto bambini. Un popolo ridotto alla fame, che tu deridi, profugo dal 1948, senza stato, senza infrastrutture, senza economia, a cui il governo di Israele (non il popolo israeliano né gli ebrei in quanto tali) sottrae terra, acqua e risorse. Si chiama apartheid, la versione neo-liberista del vostro governo, che ha distrutto qualsiasi utopia progressista e residuo di riscatto presente nell’ideologia sionista. Per immaginare davvero la pace occorre farla finita con l’occupazione militare e l’economia di guerra israeliana, mettere da parte i fondamentalismi religiosi e fascisti, sia islamici che quelli relativi allo “stato degli ebrei”, un insulto alla libertà intesa come spazio di incontro delle differenze. Miliziani dell’ultra destra israeliana indossano anche gli stessi loghi dei fascisti europei, accumunati dalle violenze contro pacifisti, arabi e attivisti di sinistra. L’unico buon senso non è la barzelletta del “due popoli due stati”, ma una prospettiva federativa, unitaria, laica e binazionale, dove si possa convivere in pace e dove i diritti non passano per l’appartenenza etnica, religiosa, culturale. Il massacro messo in opera dal governo israeliano punta invece alla soluzione sud-africana della questione palestinese. Per fortuna che flebili ma importanti spiragli di opposizione iniziano a soffiare anche a Tel Aviv, Haifa e Gerusalemme Ovest. p.s. hai qualche specchio in casa?

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    • Emiliano, ti proporrei di ponderare su ciò che ho scritto e di capire le ragioni per cui l’ho fatto. Se non sei in grado di cercare di capire i problemi della controparte e sai solo schierarti da un solo lato senza se e senza ma perdi di credibilità in partenza. Il conflitto fra israeliani e palestinesi è una tragedia troppo grande per ridurla ad una partita di calcio dove tifare per una squadra o per l’altra. Eccoti comunque le mie risposte, punto per punto a ciò che scrivi.Israele ha aprofittato di colpire duramente le infrastrutture di Hamas in Cisgiordania, e questo non è un segreto. Ma lo ha fatto col benestare dell’OLP di Abu Mazen, a testimonianza che Hamas non è visto di buon occhio nemmeno dai propri fratelli palestinesi. In conseguenza agli arresti dei suoi militanti Hamas ha cominciato a bombardare il territorio israeliano per più di cinque giorni ininterrottamente infischiandone delle pressioni politiche che cercavano di farlo smettere. Riguardo ai razzi di Hamas, se non fanno danni è solo perchè il sistema antimissilistico israeliano funziona ben oltre le aspettative palestinesi. Visto che i kassamim di hamas sono così innocui sarei curioso di vedere la tua reazione nel caso ne cadesse uno nelle tue vicinanze. Fatto sta che un missile del genere esploso per sbaglio all’interno di un padiglione ospedaliero di Gaza ha causato la morte di decine di persone. Dal 2005, anno del disimpegno israeliano da Gaza, i palestinesi sono indipendenti e responsabili del loro destino. La loro disgrazia è che invece di investire in opere civili e creare posti lavoro, hanno speso miliardi di dollari in armamenti e gallerie. gli unici varchi di confine aperti tutto l’anno sono quelli che collegano Gaza ad Israele, mentre il valico con l’Egitto è chiuso per la maggior parte del tempo, chissà perchè. Dal 1948 fino al 1967 i palestinesi avevano la possibilità di crearsi un proprio stato in Cisgiordania (sotto il controllo Giordano) e nella striscia (sotto il controllo egiziano), sai spiegarmi perchè non è successo? In tutto il mondo c’è un risveglio del nazionalismo e della frammentazione degli stati, Europa compresa, così che la tua soluzione di uno stato federativo non è al momento fattibile, almeno sotto il mio punto di vista. Giustamente affermi che ci sono dei movimenti di opposizione un pò dappertutto in Israele, e guarda un pò ne faccio parte anch’io. Il problema è che non ne vedo nel campo palestinese. Non ho mai visto una manifestazione a favore di un compromesso territoriale fra hamas ed Israele, sai spiegarmi il perchè? Se hai un pò di onestà intellettuale e di spirito critico dovresti ammettere che una grossa parte delle vittime civile sono colpa di hamas, che oltre a usarli come scudi umani non ha mai rispettato le diverse tregue annunciate in modo unilaterale da Israele.
      p.s. di specchi in casa ne ho cinque e tutti funzionano regolarmente
      p.s. sono certo che le stesse energie che usi scrivedomi le adoperi anche nei confronti della guerra civile in Siria e di altre piccole simili amenità

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  7. Caro Luciano, inizialmente la tua lettera sembra mossa dalla migliore delle intenzioni, quella cioè di metterti nei panni dei palestinesi e di cercare di capire il loro punto di vista. Invece si rivela subito un mezzo per riaffermare il vecchio slogan: “tu hai giurato di eliminarmi e quindi sei un mio nemico” accompagnato dall’altro “preferisco essere odiato piuttosto che morire”. Detta così sembra tutto corretto ed ineccepibile ma non sono questi i termini del problema che invece, a mio parere, sono i seguenti:
    – nel 1947 l’ONU ha deliberato la divisione in due del Mandato Britannico della Palestina (ed ha creato il problema)
    – l’ONU doveva risolvere il problema garantendo che le sue risoluzione venissero implementate e che lo Stato della Palestina potesse nascere
    – per farlo l’ONU doveva inviare le sue truppe, come è avvenuto di recente a Timor Est e nel Kosovo
    Tutto questo non è avvenuto perchè gli Israeliani, sempre appoggiati dagli USA non lo hanno permesso. Il tentativo di un accordo pacifico tra le due parti era stato trovato da Rabin ed Arafat ma il primo è stato assassinato da un esponente della destra sionista che da allora è maggioranza nel Paese e, di fatto ha bloccato il “processo di pace”. Quindi quello che tu chiami odio, e che io chiamerei senso di disagio e mancanza di solidarietà che avvertono gli israeliani e gli ebrei della diaspora, non è altro che la consapevolezza che Israele non ha nessuna intenzione di permettere la nascita di uno Stato Palestinese e che dopo 67 anni le vittime incolpevoli sono solo i palestinesi. L’altra cosa che dà fastidio è che, chiunque critichi la politica d’Israele, immediatamente viene accusato d’antisemitismo e quindi il monopolio delle critiche è, a denti stretti, concesso solo ad altri ebrei che naturalmente sono coperti di improperi e di accuse.

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    • Ciao Robel, cercherò di essere conciso e di risponderti punto su punto. Il piano della spartizione fu rifiutato dai palestinesi che iniziarono immediatamente il via ad una sorta di guerra civile. La guerra coi paesi arabi iniziò il 15 maggio 48 dopo la dichiarazione della nascita dello stato d’Israele. Lo stesso rifiuto si ripetè nel 67 dopo la fine della guerra dei sei giorni con i tre no di Kartoum. La tragedia del popolo palestinese è quella di lottare da allora per dei territori che erano in mano arabo fino ad allora. Ti sarai accorto che ho fatto una netta distinzione fra hamas e palestinesi, proprio per considero il primo il responsabile di questa situazione conflittuale che non ha senso ma che è dovuta a tutti ben altri motivi fra i quali i pessimi rapporti con l’Egitto el’autonomia palestinese. Non so quanti altri articoli del mio blog hai letto, se lo fai ti accorgerai che non sono affatto tenero ne con Nathanyau ne con la destra israeliana. Riguardo a Arafat, subito dopo lo scoppio della seconda intifada nel 2000 aveva perso enorme credibilità agli occhi della maggioranza degli israeliani, me compreso. Nel mio articolo non mi sono assolutamente soffermato sul ruolo che ricopre la sinistra internazionale nei riguardi del conflitto, ma se permetti il fatto che in tre anni di guerra civile in Siria, il genocidio del Darfour, la pulizia etnica dei cristiani in Iraq e via andare la vostra voce non si sia fatta sentire per niente mi pare una buona argomentazione per sostenere che Israele alimenta una fobia che va al di là di qualsiasi raziocinio. Sei invitato a leggerti la strana coppia, ok il prezzo è ingiusto, e la città nuova. Ma ce ne sono molti altri. Fammi sapere

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