Cronache dal fronte. Terzo giorno


 

terzo giorno

Siamo ormai entrati in una situazione di routine dovuto allo stallo in corso fra Israele e palestinesi. Nonostonante le centinaia di razzi sparati verso Israele Hamas non riesce a produrre vittime nella popolazione, il numero dei feriti è irrisorio, due, e non ci sono morti. Come già scritto ieri la sinergia fra il sistema antimissilistico e le strutture protette esistenti negli appartamenti e negli spazi pubblici come negozi, uffici, ristoranti ecc. si sta rivelando eccellente e fornisce una difesa adeguata. D’altro canto Israele non riesce a colpire in maniera efficace i depositi e le rampe di lancio palestinesi. La frustrazione israeliana sta spingendo lentamente l’ago della bilancia verso una possibile operazione terrestre anche se a mio avviso le possibilità sono ancora scarse. L’esercito israeliano è senz’altro in grado di riconquistare la striscia di Gaza, la domanda è qual’è il prezzo da pagare. Rioccupare la striscia di Gaza ed eliminare Hamas politicamente e militarmente è un processo che necessita inevitabilmente di tempi medio lunghi, da qualche mese ad un anno. Il problema è cosa fare dopo, l’unica soluzione reale sarebbe quella di instaurare un governatorato militare, riportare la normalità nel territorio, favorirne lo sviluppo economico cercando la collaborazione di Abu Mazen e dell’Egitto.

Un programma del genere necessita di tempi molto più lunghi, diversi anni, sempre che sia possibile gestire oltre un milione e ottocentomila abitanti, per la maggior parte non proprio simpatizzanti del movimento sionista. In ogni caso le voci di un intervento militare via terra si fanno sempre più insistenti ed è molto difficile stabilire se si tratti solo di pretattica o ci sia una reale intenzione. Militarmente parlando i palestinesi dovrebbero godere di un determinato vantaggio visto la loro maggiore conoscenza del territorio e la sicura esistenza di una rete di gallerie e mine soterranee atte a colpire la fanteria israeliana. Ma in casi del genere le parti in campo cercano di tenere in serbo delle sorprese per spiazzare l’avversario. Per Israele è fondamentale avere un quadro informativo quanto più completo e vicino alla realtà per evitare al minimo le perdite umane visto la sensibilità del paese al riguardo.

Al momento attuale Hamas ha molto di più da guadagnare da un possibile cessate il fuoco. L’organizzazione è riuscita a dimostrare di poter tenere in scacco Israele e sconvolgerne la normalità obbligandone gli abitanti a vivere sotto la minaccia dei suoi razzi. Lo stato ebraico non può uscire da questo confronto senza aver ristabilito la sua deterrenza militare e psicologica facendo capire ai suoi vicini che con lei non si scherza.

Le fonti palestinesi parlano di oltre cento morti e centinaia di feriti, un prezzo assurdo per una situazione assurda. Un enorme spreco di capitali, energie, infrastrutture ma soprattuto di vite umane. Tutto questo per ritrovarsi fra qualche giorno al punto di partenza.

In attesa del prossimo giro.

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