Cronache dal fronte, secondo giorno


כיפת ברזל

Sostanzialmente non è cambiato un granchè. L’aviazione israeliana continua a martellare la striscia di Gaza bombardando le rampe di lancio ed altri obiettivi più o meno strategici, i palestinesi continuano a sparare razzi, soprattutto di primo mattino e verso sera.Non è chiaro perchè Hamas utilizzi così presto i suoi missili a lunga gittata, di solito in un conflitto del genere esistono delle regole precise e non è consuetudine scoprire le proprie carte così presto. Al riguardo esistono diverse possibilità: 1)Hamas ha il timore che i suoi arsenali vengano scoperti e distrutti. 2)Vuole dimostrare ai palestinesi ed al mondo arabo di come sia in grado di mettere in ginocchio Israele stravolgendone la vita quotidiana. 3)Pensa a un’operazione di breve durata e cerca dei risultati morali da presentare come una vittoria. 4)Ha ancora delle carte in serbo più pericolose di quelle giocate. 5) Cerca di colpire più a nord possibile, nelle zone che non sono coperte dal sistema anti missilistico.

Non importa quale siano le motivazioni per il momento i risultati sono minimi e limitati, tutto merito del sistema missilistico Iron Dome il quale è riuscito a distruggere il 90% dei missili diretti verso i centri abitati israeliani. Bisogna sottolineare infatti che il sistema anti missile è in grado di calcolare in pochi secondi la traiettoria del missile e di effettuare il lancio solo nel caso che il razzo nemico stia per colpire un’abitazione. Il problema dell’esercito è la mancanza di informazioni complete riguardo all’entità dell’arsenale palestinese ed alla sua ubicazione.

Il fatto che non ci siano state vittime da parte israeliana non è solo questione di fortuna ma è il frutto di un programma difensivo iniziato negli anni novanta. Poco dopo la prima guerra del golfo, quando Israele si trovò sotto il tiro degli Scud Iraqeni, il governo promulgò una legge che obbligava l’installazione di uno spazio protetto a misura di missile in ogni appartamento in costruzione, il Mamad. Ammetto senza nessun problema che all’epoca la decisione governativa mi sembrò esagerata e paranoica mentre col senno di poi si è rivelata una decisione lungimirante in grado di ridurre notevolmente le vittime civili.

Per sottolineare una volta di più quanto sia complessa la situazione e quali assurdità un conflitto del genere comporta per Israele eccovi alcuni piccoli esempi di ordinaria follia.

Nonostante il conflitto e la pioggia di razzi che sta letteralmente investendo Israele, la striscia di Gaza continua ad essere rifornita di generi di prima necessità attraverso i valichi internazionali al confine fra le due parti. Anche l’erogazione della corrente elettrica continua ininterottamente. Tutto ciò per ridurre al minimo le complicazioni verso la popolazione civile.

Esiste all’interno dell’esercito una procedura militare nota con il nome di “bussare alla porta”. Quando viene deciso di bombardare la casa di un dirigente politico o di un alto ufficiale di Hamas l”interessato” riceve in anticipo una telefonata sul suo cellulare in cui gli si comunica l’inconveniente a cui va incontro comunicandogli inoltre che ha cinque minuti di tempo per sgomberare gli abitanti dall’edificio. Passati i cinque minuti vengono sparati un paio di razzi di avvertimento tanto per far capire che le intenzioni sono serie. Dopo altri dieci minuti l’edificio viene bombardato e distrutto.

Se non vi sembra abbastanza eccovene un’altra: ogni generale di divisione israeliano ha sempre il proprio  consulente legale a portata di mano. Una delle accuse rivolte a Israele dalla comunità internazionale al termine dell’operazione “piombo fuso” fu quella di aver usato mezzi “sproporzionati” trasgredendo così al diritto internazionale. Una commissione nominata all’epoca dall’Onu pubblico il famoso Rapporto Goldstone.

Per il momento non si vedono grossi sviluppi all’orizzonte, entrambe le parti hanno bisogno di qualche risultato tangibile da offrire alla propria opinione pubblica prima di terminare l’attuale scambio di ostilità, il problema è piuttosto che non si intravede all’orizzonte un possibile mediatore quale fu Mursi la volta scorsa. L’ex presidente egiziano acquisì un grosso prestigio internazionale grazie al successo del suo operato. Ma per il momento ne l’Onu ne le grandi potenze danno cenni d’interessamento. Qualche commentatore israeliano parla di primi segni di cedimento da parte di Hammas che nell’ultimo discorso di Haled Mashal darebbe ad intendere di essere pronto a tornare al punto di partenza, e questo ci riporta al punto 3 di cui sopra.

Intanto sta cominciando l’inizio di un’altra notte di ordinaria follia medio orientale, l’unico sprazzo di normalità sarà la semifinale dei mondiali fra Argentina e Olanda. A proposito, il menagramo ufficiale di Sasa, quello che pronosticando la vittoria del Brasile ai mondiali ne aveva decretato il tracollo stasera tifa per l’Olanda, e non ditemi che non vi avevo avvertito. Poveri Orange.

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