I figli prodighi


שובו בנים

 

Qualche riflessione a ventiquattr’ore dalla scoperta dei corpi di Ghilad, Naftali ed Eyal, il tempo minimo per ricominciare a ragionare con la testa cercando di limitare il più possibile le sensazioni emotive che un crimine così efferato comportano.

Nonostante Israele abbia un tragico passato così ricco di atti terroristici quali attentati, omicidi, rapimenti e altro ancora, la storia di questi sfortunati ragazzi ha saputo emozionare e coinvolgere tutto il paese. Ai funerali di questo pomeriggio hanno partecipato circa 100mila persone, una folla enorme e assolutamente inaspettata. Di fatto la giornata odierna ha assunto l’aspetto di un lutto nazionale spontaneo, scevro di qualsiasi connotazione politica.

Gli indizi in mano agli inquirenti in gran parte già trasmesse dai vari media televisivi e radiofonici fanno pensare ad un tentativo di rapimento andato storto. La scoperta della telefonata di uno dei ragazzi al centralino della polizia subito dopo il sequestro ha di fatto segnato la loro sorte, nella registrazione della telefonata si sentono in modo attutito ma distinto i colpi di arma da fuoco sparati all’interno della macchina.

I servizi segreti israeliani si sono rivelati ancora una volta  veloci ed efficienti. I pochi tasselli in loro possesso, qualche bossolo e gli occhiali di uno dei ragazzi, sono stati sufficienti per ricostruire il mosaico. La conclusione che il piano originario dei rapitori fosse andato a monte ha permesso agli agenti di cercare di mettersi nei loro panni e svolgere così un metodo d’indagine in grado di ridurre il campo di ricerche. Negli ultimi dodici mesi si parla di oltre cinquanta tentativi simile sventati, praticamente uno ogni settimana.

Israele ha aprofittato dell’occasione per infliggere un duro colpo alle infrastrutture di Hamas operanti in Cisgiordania, ma niente garantisce che l’organizzazione terroristica abbia chiuso i battenti. Dal punto di vista politico Nethanyau ha in mano delle buone carte da giocare. Screditare Hamas agli occhi dei vari governi occidentali è quella da giocare subito. Anche quella di costringere Abu Mazen a sciogliere il nuovo patto appena siglato con Hamas è una buona opzione a patto di non tirare troppo la corda. Il leader palestinese, volenti o nolenti, è la migliore opzione  attualmente esistente.

E’ improbabile che Nethanyau pensi di effettuare un’operazione militare in larga scala verso la striscia di Gaza, molto più probabile che il premier propenga per il ripristino delle eliminazioni mirate di leader politici e non solo di attivisti militari. Nethanyau è molto cauto per tutto quello che concerne attività militari e difficilmente si muove senza aver soppesato accuratamente i pro e i contro. Per uscire fuori dagli schemi convenzionali Israele potrebbe formare una coalizione con l’Egitto di al Sisi per colpire mortalmente il movimento islamico di Gaza.

Naftali Bennet, il nuovo falco della politica israeliana, e’ diventato il paladino della destra oltranzista, quella a favore dello smantellamento dell’Autorità Palestinese e dell’annessione della Cisgiordania. Per il momento si tratta solo di proclami, ma le ambizioni politiche di Bennet sono più che evidenti: vincere le prossime elezioni e diventare il nuovo primo ministro.

L’esercito preme sul freno, non ha senso intraprendere un’operazione militare su vasta scala senza avere chiaro quale sia l’obiettivo politico. In altre parole chi dovrebbe cambiare Hamas una volta che questi venga sconfitto? E mentre scrivo queste righe il sud del paese continua a trovarsi sotto il fuoco di decine di razzi e bombe di mortaio provenienti dalla striscia di Gaza. Chi ha detto che in Israele ci si possa annoiare?

Ma questi sono i vicini e questa è la realtà, prendere o lasciare.

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