La sinagoga nascosta


akko

Se c’è una città in Israele che mi è sempre piaciuta quella è Acco. Antica, affascinante, un centro storico piccolo ma pieno di luoghi nascosti e storie intriganti. I crociati, l’assedio di Napoleone, il feroce Al Jazzar, il giardino Bahai sono le mete classiche di una visita lunga un giorno, per non parlare del mitico humus di Sahid e del piccolo ma vivace mercato. Ma per chi abbia voglia di girovagare un pò oltre gli itinerari prestabiliti la città ha ancora qualche piccola perla da offrire, nel nostro caso è la sinagoga tunisina di Or haTorah, meglio conosciuta dai locali come la “Djeriba” in onore dell’antica comunità ebraica di Djerba in Tunisia.La sinagoga è letteralmente tappezzata di mosaici raffiguranti scene bibliche, motivi ebraici, zodiaci di stile bizantino e molto altro ancora. Ci sono anche delle riproduzioni di mosaici più famosi come quello della sinagoga bizantina di Beit Alfa o della mappa di Madaba. In aggiunta ci sono più di 140 vetrate anche loro riguardanti i temi più diversi, sia religiosi ma non solo.

La sinagoga è stata fondata negli anni ’50 dalla comunità tunisina della città, ma l’idea di decorarla con mosaici colorati è stata del gabbai, il tesoriere del tempio, Zion Dabash. I mosaici sono stati aggiunti un poco alla volta a seconda dei fondi e delle donazioni raccolte, nonostante a prima vista sembra che non ci sia spazio per altre aggiunte, l’instancabile vecchietto ha sempre qualche progetto e qualche miglioria da realizzare.  I colori delle tessere sono naturali, frutto di materiali provenienti da tutto il paese, dal nero basalto delle alture del Golan al verde rame delle miniere di Timna vicino a Eilat. Colui che ha messo in pratica i sogni di Zion e’ Meir Davidson, un artista autodidatta del Kibbutz Eilon dove esiste una fabbrica di mosaici.

Il kibbutz è quanto più anti religioso e ateo si possa immaginare, o almeno così lo era fino a pochi anni fa. Ed i kibbutzim del movimento Hashomer Hatzair di cui fa parte Eilon sono considerati ancora più intransigenti. Una collaborazione del genere nata ed evolutasi nel corso di così tanti decenni la dice lunga su come siano le persone quelle che in definitiva possono stravolgere col loro comportamento pregiudizi e paradigmi.

Forse i mosaici nel loro complesso non danno l’idea di un’opera d’arte, ma piuttosto di qualcosa di naif, semplice ma genuino. Ed è questa la ragione per cui la sinagoga mi affascina così tanto. La Djeriba è il simbolo di un ebraismo osservante ma tollerante, collegato profondamente con le sue radici ma in grado di convivere col secondo comandamento “Non ti farai idolo ne immagine alcuna” così come era in uso nelle sinagoghe ebraiche dell’era bizantina. Un ebraismo che non ha paura di affermare i propri legami con lo stato d’Israele, legami sempre più labili anche all’interno del sionismo nazional religioso.

Così come la Djeriba è affascinante così lo è la storia di Zion, un personaggio al limite del folkloristico, sempre pronto a scambiare quattro chiacchere coi visitatori. Del resto chi ha dedicato più di cinquant’anni della propria vita per un progetto del genere deve essere un tipo particolare. Per scoprirlo non avete scelta, dovrete venire ad Akko per conoscerlo personalmente.

 

 

 

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