Il grande esodo


 

נורית

 

Si vede che noi israeliani c’e’ l’abbiamo proprio nel sangue. Il nostro Dna è intriso di questa perenne necessità di muoversi, girare, peregrinare dalle sorgenti del Giordano al deserto del Neghev. I quarant’anni nel deserto ci hanno formato per tutta la nostra esistenza.

Miriadi di connazionali aspettano solo la fine del Seder, la tradizionale cena di apertura della pasqua ebraica, per intasare strade e autostrade, percorrere impervi sentieri, intasare giganteschi centri commerciali in cerca di un’inesistente quiete terrena. Per un montanaro come me, abituato a vedere più mucche che macchine, la settimana di Pesah è un incubo incessante, anzi una sottile tortura paragonabile alla goccia cinese.

Come se ci trovassimo in un improbabile triangolo delle bermude versione Galilea, inspiegabilmente i navigatori satellitari smettono di funzionare. E cosi vedi macchine ferme in mezzo agli incroci incapaci di decidere quale direzione prendere, autisti in preda al panico per la guida su strade strette e tortuose, eleganti berline abituate a viaggiare a velocità di crociera attorno ai 150 km/h procedere a passo di lumaca anche nei tratti liberi e rettilinei. Una vera pacchia per l’automobilista perennemente “incazzato nero” di Giole Dix.

Per sfruttare al meglio questo enorme esodo alla continua ricerca di qualcosa da fare per rendere occupati i propri figli e se stessi, sono spuntati in tutto il paese una miriade di festival a tema. I temi sono i più disparati senza alcun collegamento con i simboli della festa: musica e folklore, cibo etnico di tutti i tipi, scultura in pietra, riciclo della spazzatura, la raccolta del ranuncolo, l’abbigliamento ebraico, , la storia del palloncino e molto altro ancora.

Quella che dovrebbe essere la festa della libertà, l’uscita dalla schiavitù diventa così per me un lungo assedio, circondato da barbari incapaci di godersi le piccole gioie della vita. Mi consolo pensando che in fondo una settimana non è poi così lunga e che fino alla prossima festa di Shavuot c’è abbastanza tempo per ritornare ad essere quello che più mi piace: un tranquillo contadino alla perenne ricerca di me stesso.

Buon Pesah e Buona Pasqua a tutti.

 

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