OK il prezzo è (in)giusto


 

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E’ triste doverlo ammettere, ma solo quando crimini di questo genere arrivano sotto casa tua ti accorgi di quanto la situazione sia seria. Nel villaggio arabo di Gush Halav a pochi chilometri da Sasa,nella notte fra mercoledi e giovedi un gruppo di ebrei fanatici fascisti e razzisti ha squarciato i pneumatici di una quarantina di macchine e scritto frasi ingiurose nei loro confronti.

Azioni del genere, veri e propri atti di terrorismo politico, sono noti in Israele col nome di “tag mehir” che tradotto liberamente significa “il cartellino del prezzo”. Il concetto è il seguente: per ogni azione terroristica c’e’ una ritorsione verso la popolazione civile la cui gravità è corrispondente al fatto commesso. I crimini più comuni sono il taglio di alberi di ulivi, squarcio di pneumatici, incendi di case e di luoghi di culto, proprietà ed altre amenità. Ma anche le decisioni del governo israeliano possono essere fonti del “tag mehir” qualora non siano in linea con l’ottica ideologica dei coloni piu’ estremisti.

Queste azioni fino a pochi anni fa limitate nel numero e nel campo d’azione si stanno espandendo a macchia d’olio in tutto il paese col fine di destabilizzare un equilibrio di pacifica convivenza fra la popolazione ebraica e le altre minoranze del paese. E’ da sottolineare che la maggior parte dei coloni o delle forze politiche di destra condannino fermamente questo tipo di reazioni ma resta il fatto che “tag mehir” continua ad agire indisturbato, segno che chi sa non dice e non collabora apertamente con le forze dell’ordine.

All’inizio il “tag mehir” era visto come un fenomeno marginale e facilmente arginabile. In fondo si trattava di quattro gatti, qualche testa calda facilmente neutralizzabile, o almeno così si pensava. Adesso è chiaro a tutti che tag mechir ha un suo progetto politico coerente e sistematico. Le ritorsioni verso la popolazione civile dei territori occupati si sono spostate all’interno dei confini israeliani precedenti la guerra dei sei giorni, la cosidetta “linea verde”.

“Tag mehir” ha avuto diverse occasioni di squarciare anche i pneumatici di alcune camionette dell’esercito per dimostrare il suo disappunto nei confronti di Zahal, giudicato troppo morbido verso la popolazione civile.

La situazione è tale che anche lo Shin Bet, il servizio segreto di sicurezza interno, ha deciso di intraprendere una lotta senza quartiere nei confronti di questo gruppo fanatico e fascista. Qui la situazione diventa abbastanza complessa e i limiti di un regime democratico sono in casi come questo evidenti. La mancanza di prove schiaccianti, l’immediata assistenza legale e l’omertà che protegge i nostri amici creano non pochi problemi. In più organizzazioni del genere sono molto piccole ed è estremamente difficile infiltrare un informatore.

Vista la gravità della situazione, gli atti del “tag mehir” sono stati classificati come atti di terrorismo permettendo così di limitare le libertà individuali, effettuare arresti preliminari senza l’autorizzazione della magistratura e impedendo l’assistenza legale, almeno nei primi giorni.

Ritornando a ciò che è successo a Gush Halav: nello stesso giorno in cui è successo il fatto una delegazione di Sasa, compreso il sottoscritto, si è recata nel villaggio per una visita di solidarietà. Ci siamo incontrati col sindaco per una breve visita, immagino che per tutta la giornata non ha fatto che accogliere ospiti e farsi intervistare e si vedeva chiaramente che non ne poteva più di vedere gente invece di occuparsi del suo lavoro. In seguito siamo andati a trovare uno degli abitanti a cui erano stati forati i pneumatici che per inciso lavora nel nostro kibbuz.

Al di la della rabbia e della frustrazione per dover assistere ad atti del genere, una delle assurdità cosi comuni nella nostra zona è il fatto che proprio a dieci metri da casa sua è scoppiata una katiuscia durante la seconda guerra del Libano del 2006 causando fortunatamente solo danni materiali. Chiaramente la situazione non è delle migliori: la sensazione che degli estranei possano venire impunemente sotto casa sua a danneggiare la tua macchina o quanto ancora non fa che diminuire la sensazione di sicurezza ancora più fragile per chi vive come minoranza.

La zona di Sasa è un grosso esempio di coesistenza pacifica; nel giro di una decina di chilometri vivono ebrei laici e religiosi, arabi musulmani e cristiani, drusi e circassi. Un meraviglioso mosaico umano  unito dal rispetto reciproco di tutte queste diversità.

E’ proprio in un ambito come questo che operano i miei haverim di Sasa, Edna e Yehuda, che già da molti anni hanno fondato una compagnia teatrale impostata sul lavoro di gruppo di tutti questi gruppi. Beresheet laShalom è senz’altro una delle migliori risposte contro chi pensi di perpetrare una politica di tensioni, intimidamenti e atti terroristici.

 

 

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10 pensieri su “OK il prezzo è (in)giusto

  1. Complimenti ad Edna, che se non sbaglio è romana, e a Yehuda per il lavoro che fanno, certo difficile. Non so se a Gaza ci sia qualche iniziativa simile, me lo auguro.
    Rinnovo i miei complimenti per questo suo blog.

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  2. Certo che chiamare […] “un gruppo di ebrei fanatici fascisti e razzisti [che commettono] crimini di questo genere arrivano sotto casa tua […]” in confronto ai veri crimini palestinisti e alla spaventosa propaganda antisemita, ce ne passa, eh? Sono episodi isolati, deplorevoli, condannabili penalmente e civilmente, ma da lì a chiamarli “crimini”, siamo fuori strada. Chiamarli addirittura “fascisti”? Perché, allora, non “nazisti”? Che cosa cambia? Dopo millenni di persecuzioni e calunnie, la Shoah, 65 anni di rinascita di Israele vissuti sempre a difendersi e a proteggere la propria vita, ancora sotto calunnie e potente propaganda goebbelsiana, forse qualcuno -e sono veramente pochi!- potrebbe anche perdere le staffe, no? Vorrei vedere in qualsiasi altro paese del mondo che cosa sarebbe successo se la popolazione vivesse gli stessi pericoli di vita e la stessa “aria” che vivono in Israele. Sono certo che le reazioni e le azioni di difesa sarebbero state “poco ortodosse” e tutti nel mondo avrebbero taciuto. Per non parlare degli episodi condannabili come questi, ma “comprensibili” che ne sarebbero scaturiti dalla popolazione. Ed, invece, si assiste ad un processo internazionale perché alcune teste calde hanno perso le staffe. Non c’è alcuna proporzione ma, ovviamente, solo doppio standard. C’è qualcuno di Giudea e Samaria o qualche Gazano che abbia solidarizzato con gli ebrei contro gli odiosi atti di terorrismo palestinista? Qualcuno? Il rapimento dei tre ragazzi che uscivano dalla scola, ha avuto solidarietà dai palestinisti? Mi pare che ci sia stata solo festa anche tra i bambini.
    Cosa sono, invero, le odiose iniziative e le azioni della moltitudine di coloro che odiano visceralmente gli ebrei e Israele? Cerchiamo di essere obiettivi. Gridino prima allo scandalo e al razzismo tutti coloro che sono pronti a condannare senza appello qualsiasi cosa provenga dagli ebrei, da Israele, e allora, solo allora, avranno il diritto morale di criticare quel poco che c’è che non va bene.

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    • Ciao Fede, gli definisco fascisti perche’ non hanno il rispetto delle leggi del paese nel quale vivono ma solo un loro proprio e particolare standard. Razzisti perche’ sono crimini perpetutati contro la popolazione arabo israeliana senza alcuna distinzione ma solo per il fatto di essere ai loro occhi il “nemico”. Sono crimini perche’ non solo violano le leggi del paese ma soprattutto perche’ hanno una volonta’ destabilizzante. Ti ricordo che questi “poveracci” se la prendono anche con l’esercito israeliano e sono stati ripetutamente condannati dagli stessi coloni. Visto che io vivo in questo paese se permetti vorrei viverci in pace e rispetto coi miei vicini e non ho bisogno certo di “teste calde” che fanno di tutto per minare i rapporti corretti che si sono creati fra arabi israeliani ed ebrei.

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  3. Buongiorno assin,
    comprendendo tutto, denota comunque uno sbilanciamento tutto a sfavore degli ebrei: insomma, se c’è destabilizzazione nelle zone interessate, se la pace e il rispetto coi vicini viene meno, non è per gli attacchi terroristi, non è per i rapimenti, non è per la propaganda goebbelsiana, non è per la calunnia, per questi orrendi crimini perpretati dai palestinisti, ma solo per questi gesti compiuti da ebrei estremisti che, guarda caso, comunque non ammazzano e non rapiscono alcun innocente. Non c’è una “leggera” pendenza ideologica a favore della parte che dimostra di non amare di più i loro bambini di quanto odiano gli ebrei?
    I “coloni” che vivono nei “territori occupati”, come leggo qui, sono gli abitanti dei villaggi e città di Giudea e Samaria, territori che sono storicamente degli ebrei, che sono stati conquistati da Israele nella guerra dei sei giorni, una guerra di difesa contro cinque stati arabi e che, grazie a Dio, ha vinto, altrimenti Israele già da allora non esiterebbe più. Prima del ritorno ad Israele, questi territori erano stati sì -questo bisogna dirlo- occupati dalla Giordania, che aveva occupato Gerusalemme e cacciato via gli ebrei, come da copione nazista “Terra Judenrein”. Queste terre non appartengono di certo ai cosiddetti “palestinesi”, popolo inventato da arafat, arabi che non hanno mai accettato alcuna divisione del territorio della antica e moderna Israele proposta dall’ONU.
    Che facciamo, li restituiamo alla Giordania che li aveva occupati fino al ’67? Chi era, prima, l’avente diritto? Gli arabi, che hanno rifiutato e rifiuteranno sempre la presenza di uno Stato ebraico vicino a loro? Per quale motivo nessuno ha protestato, nessuno ha gridato allo scandalo quando la Giordania ha fatto guerra -sempre insieme ai suoi fedeli amici- contro Israele ed ha occupato per lunghi anni questi territori fino al ’67, oltre a fare pulizia etnica contro gli ebrei a Gerusalemme?
    Insomma, mi preoccuperei -e io sono molto preoccupato- molto di più da questa situazione degenerata dai terroristi palestinisti, dal governo di unità terrorista fatah-hamas, dagli insegnamenti fatti nelle scuole, fin da bambini, che l’ebreo va sterminato fino all’ultimo, mi preoccuperei molto di più di questi orrori che non di queste azioni sgradevoli compiute da questi estremisti isolati che non tolgono la vita ad alcuno.

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    • Fede mi sai che fai un po di confusione. Nel mio articolo mi occupavo esclusivamente degli arabi israeliani senza entrare nel meritto del conflitto arabo israeliano. Rispetto alle azioni sgradevoli di questi gentiluomini, sono le stesse persone dalle quali e’ uscito l’assassino del Primo Ministro Rabin, un motivo in piu’ di non sottovalutarli.

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      • Nessuna confusione, assin, ho esteso il discorso in un contesto più ampio, perché parla di “minaccia dei rapporti corretti”. Lei -o tu- (diamoci pure del tu) “visto che vivi in questo paese [..] e vorresti viverci in pace e rispetto coi tuoi vicini e non hai bisogno certo di “teste calde” che fanno di tutto per minare i rapporti corretti che si sono creati fra arabi israeliani ed ebrei”, non ti preoccupi dell’inferno che circonda Israele, quindi anche il posto dove vivi, che attenta quotidiamente alle vite degli ebrei, ma ti preoccupi di più di questi estremisti?
        L’assasino di Rabin è uscito da loro e quanti terroristi assassini di civili ebrei innocenti, infanti, escono ogni giorno dai palestinisti? Chi è che mina la pace tra di voi? Non c’è un “piccola”, “leggera”, quasi “impercettibile” sproporzione?

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      • assin, il discorso più ampio che ho fatto e che non è sintomo di confusione, è anche per chiarire e correggere i termini che usi nel blog: “coloni” territori occupati” e così via, termini che usano sempre i media. Diciamo, per amore della Verità, le cose come stanno, la realtà dei fatti.
        P.S.: vorrei venire a vivere in Yisrael, ma per me non è cosa facile, anche perché ho famiglia ed è ancora più complicato prendere questa decisione, oltre alla difficoltà di poter cogliere le opportunità.
        Buona serata e SHALOM

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      • Fede, se proprio vuoi darmi del tu il mio nome e’ Luciano e non Assin. Sul conflitto arabo israeliano sono stati scritti migliaia di libri e articoli, e io non ho certo la presunzione di riassumerlo in poche righe, questa e’ la ragione per la quale scrivo principalmente di costume. La verita’ e’ una definizione soggettiva per sua natura, io continuo a scrivere territori occupati e coloni perche’ questo e’ il mio modo di vedere le cose e non l’ho mai nascosto, non vedo perche’ hai cosi tanta difficolta ad accettare opinioni diverse dalle tue. Riguardo all’inferno che circonda Israele stai tranquillo che l’ho sempre presente abitando a due km dalla frontiera col Libano ed essendomi beccato diverse katiushe. Non riesco a capire qual’e’ la tua alternativa, continuare a vivere in un perenne stato di guerra senza nessuna speranza? Mi sembra che anche Nethanyau e Lieberman cerchino una soluzione, diversa da come la penso io ma la cercano. In ogni caso nessun genitore con un po’ di sale in zucca vuole vedere continuare questa saga all’infinito, e sono convinto che anche te non hai proprio voglia di vedere i tuoi figli ed i tuoi nipoti rischiare la vita senza avere nessuna speranza all’orizzonte.

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  4. […] La verita’ e’ una definizione soggettiva per sua natura, […]

    Non è così, la verità sono i dati di fatto ciò che è successo e ciò che succede. La verità sulla shoah è anch’essa soggettiva?

    […] io continuo a scrivere territori occupati e coloni perche’ questo e’ il mio modo di vedere le cose […] non vedo perche’ hai cosi tanta difficolta ad accettare opinioni diverse dalle tue

    E non è il modo corretto, ma quello ideologico, perché non guarda alla realtà dei fatti, ciò che è davanti ai nostri occhi e ciò che la Storia ci tramanda. Non sono le mie opinioni, che sono soggettive, è la realtà dei fatti ed è completamente diverso.

    […] Non riesco a capire qual’e’ la tua alternativa, continuare a vivere in un perenne stato di guerra senza nessuna speranza?

    Non è la “mia alternativa” è lo status quo. Le alternative? Cedere, dare tutto ciò che pretendono e soccombere perché, se non l’hai capito pur vivendo qui, gli arabi non vogliono ebrei e così sia. Puoi confutare questo dato di fatto? Israele è stata sotto dominio islamico e resterà terra sempre islamica. È solo momentaneamente sotto “occupazione dell’entità sionista”. Vai a domandarlo a qualsiasi islamico convinto. Quali alternative avete voi invece?

    In ogni caso nessun genitore con un po’ di sale in zucca vuole vedere continuare questa saga all’infinito […]

    Pensa, è da millenni che nessun genitore ebreo con il sale in zucca vuole continuare questa saga, eppure gli tocca continuare a vivere così, altrimenti l’alternativa è finire in un’altra Shoah, cosa per cui gli islamici tendono ancora a portare a termine ciò che non è stato completato. Puoi confutare anche questo?

    […] sono convinto che anche te non hai proprio voglia di vedere i tuoi figli ed i tuoi nipoti rischiare la vita senza avere nessuna speranza all’orizzonte.

    Certo che no. Di sicuro in Eurabia e in Amerabia sarà così se non si svegliano e io non voglio che i miei figli finiscano male a causa di questo occidente votato al suicido. Gli ebrei e in Israele ne sono coscienti e fanno di tutto per sopravvivere. Questa è la vita degli ebrei: sopravvivere a tutte le tempeste, cosa che gli occidentali non sanno nemmeno cosa vuol dire.

    E non ho una risposta coerente in merito a ciò che notavo sulle tue convinzioni e cioè lo sbilanciamento tutto a sfavore degli ebrei: insomma, se c’è destabilizzazione nelle zone interessate, se la pace e il rispetto coi vicini viene meno, non è per gli attacchi terroristi, non è per i rapimenti, non è per la propaganda goebbelsiana, non è per la calunnia, per questi orrendi crimini perpetrati dai palestinisti, ma solo per questi gesti compiuti da ebrei estremisti che, guarda caso, comunque non ammazzano e non rapiscono alcun innocente

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