Operazione Atlas


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La storia d’Israele è costellata di imprese assurde e inverosimili molte delle quali al limite della realtà. Forse il fatto che secondo la Bibbia questo è stato da sempre il teatro di una serie impressionante di miracoli ha fatto si che quando si parla d’Israele la fantasia non ha limiti.E’ il caso dell’Operazione Atlas, l’ambizioso progetto nazista di avvelenare le sorgenti idriche di Tel Aviv. L’ideatore del progetto era Amin al Husseini, il Gran Mufti di Gerusalemme, non esattamente un fervente sostenitore  del popolo ebraico in generale e della causa sionista in particolare. In seguito a numerosi disordini fomentati e incoraggiati dal Gran Muftì, compresa la grande rivolta araba degli anni 1936-39, Al Husseini dovette scappare dalla Palestina mandatoria per approdare dopo diversa tappe nella Germania Nazista.

Pochi giorni dopo il suo arrivo, nel 1941 Al Husseini venne ricevuto da Hitler e durante l’incontro gli propose l’appoggio della popolazione araba in Palestina nonchè alcuni possibili progetti compreso l’avvelenamento delle sorgenti idriche di Tel Aviv.

Il progetto venne momentaneamente accantonato per poi essere ripescato nel 1944 quando le forze alleate erano ormai alle porte della Germania.  Lo scopo principale era quello di fomentare una rivolta araba di grandi dimensioni per obbligare gli inglesi a stanziare nella zona ingenti forze militari e diminuire così la pressione sul fronte europeo.

Fu così composto un commando di cinque uomini da paracadutare in Palestina. Il gruppo era composto da due arabi di origine palestinese e da tre soldati tedeschi, anch’essi nati in Palestina e membri della comunità dei Templari.

Il commando venne fornito di armi leggere, cinquemila sterline in monete d’oro, esplosivo e dieci scatole contenenti il veleno. La missione fallì praticamente sin dall’inizio. I cinque vennero paracadutati vicino a Gerico,  un dei due arabi si ferì durante l’atterraggio e la maggior parte dell’equipaggiamento si disperse nella zona.

Mentre il ferito riuscì a raggiungere Gerusalemme per curarsi, il resto del gruppo si nascose in una grotta del deserto della Giudea cercando aiuti e informazioni. Nel frattempo un gruppo di ragazzini beduini trovò parte delle monete ed in pochissimo tempo la notizia che nella zona si nascondeva un tesoro fu ormai sulla bocca di tutti.

Anche le autorità britanniche vennero informate degli strani movimenti che avvenivano attorno a Wadi Kelt e cominciarono a investigare ed a cercare i membri del gruppo. La svolta decisiva avvenne un paio di giorni dopo, quando un paio di poliziotti arabi in forza alla polizia britannica vennero scoperti mentre portavano viveri e informazioni ai ricercati. L’arresto avvenne senza colpo ferire ma dei cinque fuggitivi nella grotta se ne trovarono solo tre.

Mancavano all’appello l’arabo ferito e uno dei tedeschi che riapparirà solo nel 1946 mentre cercava di riallacciare i contatti con la sua famiglia. Hassan Salame, il palestinese sfuggito alla cattura, morirà nel 1947 in uno scontro armato con le forze dell’Ezel.

Dell’operazione Atlas rimangono solo le speranze di trovare ancora qualcuna delle monete d’oro andate perse durante l’atterraggio del gruppo, ma visto che nella zona circolano più capre che uomini le possibilità sono alquanto scarse…

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