La partita di scacchi


Scacchi1[1]

E’ una strana partita quella che si sta giocando fra l’Iran e le potenze occidentali attorno alle trattative sul progetto nucleare iraniano. La nuova strategia iraniana   di accettare di sedersi attorno al tavolo delle trattative ha scombussolato i pezzi sulla scacchiera e incrinato seriamente il rapporto israelo-americano considerato sino ad oggi uno dei piu’ solidi degli ultimi decenni. Alla base di questo cambiamento vi e’ una differenza fondamentale fra gli obiettivi che gli americani e gli israeliani si prefiggono di raggiungere. Obama e’ interessato ad evitare che l’Iran sia in possesso di un ordigno nucleare, mentre Nethaniau vuole smantellare le strutture esistenti per evitare anche in futuro un possibile  progetto nucleare militare. E non e’ una differenza da poco.

Gli americani si sono ormai rassegnati al fatto che gli iraniani sono o diventeranno una potenza nucleare e bisogna concentrare tutti gli sforzi per evitare il passaggio dall’uso civile a quello militare. Israele, al contrario, e’ convinta che ci sia ancora un margine di spazio sufficiente per fermare completamente il progetto nucleare iraniano, continuando nella politica di sanzioni economiche unite alla minaccia di un possibile attacco militare.

Il momento e’ particolarmente delicato poiche’ gli americani non aggiornano Israele di tutti gli sviluppi in corso nelle trattative con l’Iran, ma Israele ha altre fonti dalle quali attingere per scoprire i dettagli rimasti segreti delle trattative in corso. Questa ritrosia americana nei confronti dell’alleato israeliano puo’ essere spiegata col fatto che Obama creda fermamente che il fronte iraniano non sia cosi’ monolitico come sia dato pensare e che sia possibile rafforzare tramite le trattative il fronte moderato condotto dal nuovo leader Rohani. Per gli israeliani invece chi decide sul nucleare rimane il leader spirituale del paese: l’ayatollah Haminai. E le posizioni di Haminai continuano ad essere intransigenti.

In maniera completamente inaspettata l’aiuto a Nethaniau e’ arrivato dalla Francia, poco convinta delle proposte iraniane, giudicate insufficienti e poco credibili. Il rinvio della firma di un probabile accordo e’ doppiamente utile al premier israeliano, oltre a rifornirgli una provvidenziale boccata d’ossigeno, gli ha permesso di organizzare un fronte del rifiuto all’interno del Congresso americano il quale ha gia’ presentato una lunga serie di interpellanze per poter rendere noti i particolari segreti delle trattative.

La leggenda vuole che i persiani siano gli inventori del gioco degli scacchi, il che significa che siano dotati di un alto senso di strategia oltre alle innate doti di commercianti comuni a tutti i popoli della regione. Il campo occidentale per il momento si sta rilevando poco compatto, Obama e’ piu’ propenso ad un prudente arrocco, gli europei per il momento attendono le mosse dell’avversario e solo Nethaniau e’ impaziente di usare cavalli e alfieri per conquistare il centro della scacchiera. La mia personale opinione e’ che come nella maggior parte delle partite di alto livello anche qui una patta e’ il risultato piu’ probabile, tutto dipende da quanti pezzi ogni contendente sia disposto a sacrificare, e qui i sauditi e gli israeliani sono i piu’ preoccupati.

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