Operazione Ulisse (seconda parte)


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Ed eccoci agli sviluppi romantici di tutta l’operazione: non e’ chiaro quanto fosse stato presa in considerazione la possibilita’ di “complicazioni” romantiche nel corso di una così prolungata missione, anche perchè il fatto di vivere come scapoloni impenitenti in una società chiusa come quella dei paesi arabi degli anni ’50 non poteva non destare dei sospetti, fatto sta che due dei migliori agenti del gruppo decisero di sposarsi. Dopo gli accertamenti del caso effettuati dal Mossad, venne dato il via libera ai matrimoni, mantenendo ancora il segreto assoluto sulla vera identità dei nostri eroi. Nel frattempo dopo diverse vicissitudini le due coppie si stabilirono nelle loro nuove residenze: una famiglia arrivò a Beirut e l’altra in Olanda. Di punto in bianco il Mossad aveva adesso due importanti talpe: una collegata alla comunità palestinese europea e l’altra residente in una della maggiori capitali arabe del Medio Oriente.

Come nella prima fase dell’operazione anche in questa le informazioni passate al Mossad sono di minima importanza, ma nel 1964 avviene la svolta: entrambi gli agenti cominciano a menzionare sempre di più il nome di due perfetti sconosciuti: Abu Jihad e Yasser Arafat. Sono gli anni nei quali l’Olp è stata appena fondata e non ha ancora raggiunto la dimensione di una vera e propria organizzazione terroristica. In uno dei suoi frequenti viaggi d’affari in giro per l’Europa, Uri Israeli, uno dei due agenti, viene contattato da un gruppo studentesco palestinese ed invitato a sovvenzionare l’affitto di un appartamento che servirà da covo del gruppo dirigenziale dell’Olp. Inutile aggiungere che l’appartamento in questione verrà letteralmente ricoperto di microspie dagli agenti del Mossad prima di essere consegnato agli ignari palestinesi. In poco tempo le intercettazioni si rivelano preziosissime e rilevano soprattutto i progetti e la determinazione della nuova organizzazione. Nonostante una specifica richiesta di agire immediatamente per eliminare sul nascere questa nuova minaccia venga presentata al capo del Mossad, la proposta viene momentaneamente accantonata, ma nel frattempo Uri Israeli ha cose più urgenti a cui far fronte: la sua vera identità è stata appena scoperta…

Scoperto nel bel mezzo di una trasmissione morse con Israele dal ritorno inaspettato di sua moglie Maria, Uri decide di farla finita con tutte le finzioni che si portava dietro da oltre un decennio e racconta tutta la verità sul suo conto. La reazione è chiaramente furiosa e nel corso di una violenta discussione anche Maria scopre al marito un suo segreto: è già diverso tempo che lo tradisce con un loro conoscente comune, lo stesso che si era fatto finanziare da Uri l’affitto dell’appartamento tedesco!!!

Ormai è chiaro per tutti che una situazione del genere è insostenibile: il pericolo di essere scoperti è enorme e non c’è altra scelta che fargli ritornare in Israele.  Dopo una serie di estenuanti colloqui i dirigenti del Mossad riescono a convincere le rispettive mogli a trasferirsi in Israele al seguito dei loro mariti/agenti con i figli nati nel frattempo.E qui arriviamo alla parte più triste di tutta la vicenda, la segretezza di tutta l’operazione non permette di riconoscere i dovuti meriti spettanti di diritto a personaggi così audaci e coraggiosi. Il reinserimento nella nuova realtà israeliana, così diversa da quella in cui avevano lasciato il paese creerà non pochi traumi. Le situazioni familiari, già cosi precarie dopo così tante vicissitudini, continueranno ad essere problematiche, e Uri e Maria si divorzieranno dopo pochi anni. Ancora oggi, per non danneggiare parte dei protagonisti della vicenda, non è possibile rendere noto tutti i nomi dei protagonisti dell’Operazione Ulisse.

Come si vede il prezzo personale pagato da un gruppo di giovani ragazzi entusiasti di poter servire il proprio paese è stato enorme, e c’è chi dice spropositato e immorale. Personalmente vorrei tanto poter credere che così come Ulisse dopo essere ritornato a Itaca sia costretto una volta di più ad abbandonare la famiglia per soddisfare la sua curiosità e la sua sete di “canoscenza”, così i 14 protagonisti dell’operazione non potevano fare altro che rispondere al richiamo di un bisogno interiore che non poteva essere soddisfatto altrimenti.

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