Gli Adighi, i nobili guerrieri del Caucaso


Sono musulmani ma non sono arabi. Scrivono con caratteri cirillici. Pregano in arabo. Parlano l’ebraico e l’arabo, ma la loro lingua madre è di origine caucasica. Di oltre sei milioni di individui solo 4 mila vivono in Israele.

Stiamo parlando degli adighi, il popolo nobile, meglio conosciuti in Israele come i circassi. La Circassia, o Adigezia, la zona d’origine degli adighi, è situata fra il Mar Caspio ed il Mar Nero. Durante il diciannovesimo secolo, in seguito ad una forte repressione da parte della Russia zarista durante la quale vennero assassinate un milione e mezzo di persone circa, si calcola che il 90% della popolazione fu costretta ad emigrare verso altri lidi, una vera e propria pulizia etnica. Essendo i circassi di fede musulmana, una grossa parte si diresse verso i territori dell’impero Ottomano dove furono accolti favorevolmente. Soprattutto in virtù delle loro doti guerriere, la maggior parte di loro venne installata ai confini dell’impero, con il compito di controllare le frontiere e fronteggiare eventuali invasori. Altro compito dei circassi era quello di contrastare i metodi violenti ed illegali usati dai beduini della zona verso i contadini locali; in pratica costituivano la forza “antimafia” della regione. Il risultato di quella migrazione è la consistente presenza dei circassi in questa zona del vicino oriente; Turchia, Giordania, Siria ed Israele ne ospitano un numero consistente.

Volendo, si possono trovare alcune analogie fra i circassi e gli ebrei: una diaspora considerevole, un popolo diviso in 12 tribù e una identità linguistica e culturale da salvaguardare e tramandare.

Il ratto della sposa

I circassi in Israele abitano prevalentemente in due villaggi situati al nord e distanti fra di loro una sessantina di chilometri. La penuria di popolazione in questa piccola comunità fa sì che ci siano fra l’altro non pochi problemi riguardo ai matrimoni, un po’ per evitare quanto possibile il legame fra consanguinei e un po’ per il ruolo influente che ancora rivestono i genitori in questo campo. Al riguardo è ancora viva la tradizione del “ratto della sposa” che seppure sempre più raramente è ancora usata come soluzione estrema qualora non si riesca a trovare un accordo soddisfacente fra i promessi sposi e le rispettive famiglie. Come abbiamo detto, i circassi hanno grande fama di combattenti; quando ancora la cavalleria svolgeva il compito principale nelle battaglie, i cavalieri circassi avevano l’obbligo di non superare i 50 centimetri di giro vita, sia per evitare di rappresentare un facile bersaglio sia per conferire al tronco un aspetto triangolare e favorire una cavalcata più stabile e sicura. Le donne avevano il diritto di aggiungere qualche etto e non dovevano superare il limite di 54 centimetri.

Ancora oggi la percentuale di arruolamenti fra i membri dell’etnia è fra le più alte in Israele. Esiste un annedoto al limite della leggenda che vuole che durante la guerra russo-cecena un consistente gruppo di giovani si fosse organizzato per partire a combattere a fianco dei ceceni.

Essendo una piccola minoranza, l’integrazione dei circassi all’interno della società israeliana è relativamente semplice: le risorse agricole in loro possesso sono limitate, e questo favorisce la necessità di inserirsi nel mercato del lavoro, acquisire un’istruzione adeguata ed allinearsi al modello di vita occidentale. Il fatto che la loro zona d’origine non faccia parte del conflitto fra israeliani e palestinesi, e che i circassi non sono arabi neutralizza completamente i fattori d’attrito nazionalistici. Il problema principale di questo popolo fiero e semplice è soprattutto la conservazione dei loro costumi e della loro identità nazionale. In bilico fra la tradizione e la modernità, i circassi sono alla continua ricerca del giusto equilibrio con il quale trovare una possibile convivenza. In un Paese cosi sfaccettato come Israele c’è posto anche per il cavaliere del Caucaso

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