Il numero chiuso


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Nel 1167 Beniamino da Tudela, uno dei più famosi viaggiatori della storia ebraica, arrivato nella città di Sidone, nel sud dell’attuale Libano, documenta per la prima volta l’esistenza di un popolo fino ad allora sconosciuto nel mondo occidentale: “un popolo che dimora nei monti, crede nella reincarnazione delle anime ed ama gli ebrei: un popolo chiamato drusi”.

I drusi, un po’ come gli ebrei, sono difficili da catalogare, dato che la religione è il principale fattore di coagulazione anche di questo popolo, che non prevede altra fede che quella drusa.

Dal punto di vista storico, la religione drusa è nata agli inizi dell’undicesimo secolo come costola dell’islam; tacciata, poco tempo dopo, di eresia, costrinse i suoi seguaci a fuggire dall’Egitto, luogo dov’era nata e si era sviluppata, per arrivare molto più a nord, nelle zone montuose e impervie dei monti dello Shouf in Libano e di tutto il sud della Siria, fino ad comprendere anche la zona del Carmelo e il nord della Galilea.

È di questo periodo la decisione di “chiudere l’accesso” di altri adepti in seno al popolo druso, ed è questo il motivo principale che ancora oggi fa credere che esista nel mondo un numero determinato di drusi, una cifra che non può cambiare e che rimarrà immutata nel tempo.Un “numero chiuso” per l’appunto.

Per la cronaca, si calcola che esistano circa un milione e mezzo di drusi, di cui 120.000 in Israele. Spiegare in poche righe la religione drusa è abbastanza complicato, anche perché in buona parte è una religione esoterica, cui si può accedere solo dopo essersi impegnati ad abbracciare la religione in toto.

La maggior parte dei drusi resta al livello base e non ha accesso ai testi sacri, le “epistole dei saggi”, che compongono la spina dorsale della religione e non sono soggette a mutamenti o nuove interpretazioni. Secondo i drusi si sono susseguiti nel corso dei secoli sette profeti: Adamo, Noè, Abramo, Mosè, Gesù, Maometto e Maometto l’ismaelita, fondatore della setta degli ismaeliti nel mondo islamico. Ogni profeta ha migliorato la novella del suo predecessore, arrivando così alla fede attuale.

Nonostante le loro origini islamiche, i drusi non si considerano musulmani, anche se affermano di fare parte della nazione araba. Dallo studio dei testi sacri è possibile elencare le seguenti caratteristiche della religione: monoteismo e proibizione del paganesimo, metempsicosi o reincarnazione delle anime, adozione dei dieci comandamenti – fatta esclusione per la celebrazione del sabato (per i drusi il mondo non è stato creato in sei giorni) – e monogamia.

In aggiunta a queste basi fondamentali, esistono anche sette precetti obbligatori per tutti i drusi e una serie di norme comportamentali simili a quelle dell’ebraismo e dell’islam: proibizione di mangiare animali che non siano ruminanti, divieto di fumare e di bere bevande alcoliche, e più in generale l’obbligo di adottare uno stile di vita morigerato, non solo dal punto di vista materiale, ma soprattutto da quello morale.

Infine, il destino: i drusi credono fermamente che tutto ciò che succede nella vita faccia parte di un preciso disegno divino, che va accettato passivamente.

Vivere pericolosamente

Essendo stati perseguitati per molto tempo, i drusi hanno sempre costruito i propri villaggi in posti impervi e poco accessibili, e quasi sempre nei monti, proprio perché più facilmente difendibili. Anche quando si tratta di abitare in un villaggio misto, insieme a cristiani e musulmani, la zona drusa si troverà sempre nella parte alta del villaggio.

Questa condizione di precarietà ha condizionato la vita di questo popolo, obbligandolo praticamente a un modo di vita spartano e guerriero. Non è un caso che in tutti i Paesi della regione la percentuale di militari drusi sia molto alta rispetto al loro effettivo numero. Questa propensione alle armi, unita alla lealtà della minoranza drusa nei confronti del Paese nel quale abita, porta a situazioni assurde per le quali un soldato druso che milita nell’esercito israeliano ha buone possibilità di ammazzare un suo parente che combatte dalla parte opposta.

In Israele i drusi hanno l’obbligo del servizio militare, fatta eccezione per chi si professa religioso, ed esiste un reggimento composto esclusivamente da questa popolazione. La propensione alla disciplina, unita al fatto che le zone abitate dai drusi hanno un alto tasso di disoccupazione, fa sì che la maggior parte dei drusi abbia un impiego nelle varie forze di sicurezza israeliane: esercito, polizia, guardie carcerarie, guardia di frontiera e così via.

Il numero dei caduti di questa etnia è molto alto e significativo dei rapporti esistenti fra i drusi e Israele. La grossa presenza nella guardia di frontiera li porta a essere in prima linea sia negli scontri con i palestinesi durante disordini e manifestazioni violente, sia nei rapporti non proprio idilliaci esistenti fra l’esercito e la parte più attivista e violenta dei coloni dei territori occupati.

La società drusa è di fatto ancora una società patriarcale, e come tale ha delle enormi difficoltà a integrarsi nel tessuto sociale circostante e nei cambiamenti che si susseguono a una velocità così vertiginosa.

Tanto per fare un esempio, la condizione della donna è il fronte sul quale si combattono le battaglie più feroci e sanguinarie.

Le donne druse

Il delitto d’onore è una pratica ancora diffusa, e non c’è bisogno di tradire il marito per rischiare di essere ammazzata: basta volersi candidare al titolo di miss Israele o imboccare la professione della fotomodella per ritrovarsi in pericolo di vita.

D’altra parte, il numero di studentesse che frequentano i college universitari aumenta in maniera quasi esponenziale, e l’età in cui ci si sposa è passata dai 18 ai 25 anni.

Negli anni nei quali ho studiato a Zfat sono sempre rimasto impressionato dall’abbigliamento quasi provocatorio di queste ragazze, in aperto contrasto coi dettami della morigeratezza dei costumi della tradizione drusa.

È cresciuto anche il numero di donne presenti nel mondo del lavoro, soprattutto perché anche i giovani vogliono innalzare il loro tenore di vita diminuendo parallelamente il numero di figli da crescere.

Cittadini di Israele

I rapporti con lo Stato d’Israele sono complessi e articolati, in pratica si trovano fra l’incudine e il martello: da un lato si considerano parte della nazione araba, dall’altro sono una parte tangibile dell’esercito e delle forze di sicurezza del Paese, fatto che li pone davanti ad una crisi d’identità di non poco conto. C’è da aggiungere che lo Stato non investe abbastanza capitali nei villaggi drusi per fronteggiare la loro difficile situazione economica. Tutto ciò porta a una situazione di frustrazione: il giovane soldato druso appena congedato ha la sensazione di non ricevere dalla società israeliana le stesse facilitazioni che riceve il suo coetaneo ebreo previste per legge per chiunque presti il servizio militare.

Personalmente sono convinto che la parte femminile di questa etnia, più portata a una critica razionale, sarà quella che potrà indirizzare i drusi verso una loro maggiore emancipazione, sia dentro la loro società, sia verso Israele, il quale è enormemente debitore nei loro confronti.

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