Sette cosa?


Sette cosa? Sette. Sette cosa? Sette quanto? Chi non è in grado di decifrare questo dialogo surreale rivela una grave lacuna circa l’umorismo israeliano. La frase di cui sopra, diventata un’autentico tormentone nell’ebraico quotidiano, fa parte di uno sketch del mitico trio comico “Hagashash haHiver” meglio noto in Israele come i “Gashashim”

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I Gashashim hanno dominato la scena comica israeliana dal 1964 fino al 2000 diventando una pietra di paragone obbligatoria per chiunque abbia cercato di imporsi nel campo della comicità locale.  Non ho alcuna intenzione di tentare di tradurvi alcune delle scenette comiche dei nostri eroi perché il loro tipo di comicità è molto legato alla società israeliana, ai costumi che si sono evoluti durante i decenni ed al ruolo che la comicità in Israele ha svolto in tutto questo periodo. Considerata per molto tempo un tipo di comicità popolare e poco sofisticata, in realtà è frutto del lavoro dei migliori scrittori satirici e umoristici israeliani. Proprio per la presa immediata che i Gashashim hanno avuto sul grande pubblico, le loro scenette sono state snobbate per lungo tempo dal mondo intellettuale fino a quando anche i critici più acerrimi si sono dovuti arrendere di fronte alla forza ed alla genuinità di un umorismo che ha influenzato il modo di parlare e di scherzare di tutta la società israeliana. L’umorismo dei Gashashim è stato per me uno dei mezzi più divertenti ed efficaci per integrarmi nella società circostante. Improvvisamente ho capito il significato di parole ed espressioni che ero abituato a sentire in casa ma di cui non avevo chiaro il contesto. Solo ascoltando i loro sketch ho finalmente capito il valore del “kussa machshi” (zucchine ripiene) che preparava mia madre z”l. Con i Gashashim ho riacquistato il significato di “iechrebetak” (che la tua casa vada in rovina) l’epiteto che immancabilmente, sempre mia madre, lanciava ogni volta che Nasser appariva in televisione nel periodo antecedente la guerra dei Sei giorni. Le scenette dei Gashashim sono relativamente semplici e mantengono la loro comicità anche se trasmesse via radio, cosa che contribuisce a mantenerne la popolarità. I personaggi sono semplici e popolari, legati ad un mondo sefardita composto dalla vecchia comunità di Gerusalemme, vecchietti che aspettano che qualcosa accada in riva al lago di Tiberiade, tifosi ed arbitri di calcio, soldati e riservisti… E devi essere armato unicamente del buon senso in tuo possesso, misto a uno degli ingredienti basilari dell’umorismo ebraico: l’autoironia. È praticamente impossibile gustarsi l’umorismo di questo trio senza avere una buona padronanza dell’ebraico unita ad una discreta conoscenza della società israeliana.Se volete un mio consiglio spassionato trovatevi almeno un conoscente israeliano che vi aiuti almeno a decifrare la battuta del titolo, imparerete finalmente la barzelletta del costruttore romeno Kalarasho sul ministro del tesoro intento a gustarsi una “Ciorba” quando improvvisamente… E ricordatevi: mai dire “sheva” (sette) in una frase se non si è pronti a rispondere prontamente all’immancabile domanda che seguirà: “ma sheva?”(sette cosa?).

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