Lo zio Obama


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Se la missione di Obama era quella di migliorare la sua immagine presso l’opinione pubblica israeliana che, a torto o a ragione, lo considerava a dir poco ostile verso Israele, non c’e’ dubbio che l’obiettivo sia stato pienamente raggiunto. La kermesse mediatica che ha seguito ogni passo ed ogni parola del presidente americano durante i suoi tre giorni di permanenza in Israele, ha confermato una volta di piu’ le sue grandi doti oratorie ed il suo carisma. Ma ha confermato anche di quanto Israele abbia bisogno di essere amata e rassicurata dallo zio Sam, soprattutto perche’ carente di gesti affettivi dal resto del mondo occidentale. Anche noi adulti del resto abbiamo bisogni di sentirci dire ogni tanto di quanto siamo belli e bravi dai nostri familiari e amici.
Scendendo piu’ nel dettaglio, i temi affrontati da
Netanyahu e Obama erano nell’ordine d’importanza principalmente i seguenti quattro: ricucire lo strappo esistente fra i due dal punto di vista personale; il nucleare iraniano; la guerra civile siriana e le conseguenze geo-politiche nella regione; il processo di pace coi palestinesi.

Riguardo ai rapporti personali fra i due non e’ certo sbocciato un amore a seconda vista ma entrambi hanno da tempo capito  quanto sia importante avere dei rapporti perlomeno corretti e basati sulla fiducia reciproca. Sul secondo punto le posizioni restano ancora molto distanti: Obama e’ convinto che ci sia ancora un ampio margine d’azione sul piano diplomatico e non si e’ assolutamente voluto impegnare su quale sia il limite temporale o tecnologico oltre il quale sia d’obbligo l’intervento militare.
In parole povere il messaggio e’ stato “Bibi lasciaci lavorare e non prendere iniziative dissennate”. Dal canto suo Netanyahu ha ribadito nella conferenza stampa tenutasi immediatamente dopo il primo dei tre colloqui di lavoro che Israele si riserva il diritto di autodifendersi e di decidere autonomamente quando e come reagire. Sul fronte siriano esiste un accordo di fondo che permette agli israeliani di agire militarmente nel caso parte degli arsenali chimici esistenti vengano trasferiti verso le milizie diHezbollah o altri gruppi jedahisti.

Per cio’ che riguarda il processo di pace coi palestinesi il parere dei maggiori commentatori politici israeliani concorda sul fatto che Obama non abbia intenzione di rompersi la testa piu’ di tanto in un problema che aspetta da piu’ di sessant’anni una soluzione, per il momento la quadratura del cerchio e’ stata delegata al neo segretario di stato americano, John Kerry, sperando che la sua voglia di riuscire nel nuovo incarico porti a qualche risultato positivo. La ciliegina sulla torta della visita di Obama resta senz’altro il discorso tenutosi davanti a migliaia di studenti entusiasti nel palazzo dei congressi di Gerusalemme. Il ghost writer di Obama è da premio Pulitzer, e le doti comunicative del presidente americano appaiono genuine e spontanee anche se tutti sanno quanto siano studiate e analizzate a tavolino. C’e’ qualcosa di trascinante nell’uomo che va oltre il suo indiscusso carisma e che lo trasforma nel leader che e’. Se nel corso del suo discorso Obama avesse chiesto al pubblico presente di agire e di occupare la Knesset in nome della pace non c’e’ dubbio che gli studenti si sarebbero alzati come un sol uomo. Durante la visita presidenziale c’era solo un altro personaggio, non meno famoso e con lo stesso sex appeal, che ha potuto tenere testa al leader della nazione piu’ potente del mondo, si tratta di Cristiano Ronaldo, il calciatore portoghese in forza al Real Madrid, che venerdì ha giocato con la sua nazionale contro Israele nel quadro dei preliminari del prossimo campionato mondiale di calcio. Per oltre mezz’ora il canale televisivo che trasmetteva la partita ha trasmesso in contemporanea anche la breve cerimonia di commiato dal presidente statunitense. Obama in Israele ha stravinto senza sforzarsi piu’ di tanto, la nazionale invece ha pareggiato, risultato che ha deluso le aspettative.

Obama se sei un vero amico di Israele e’ nel calcio che devi darci una mano!

 
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Un pensiero su “Lo zio Obama

  1. Io trovo che quell’uomo sia una calamità naturale, è riuscito nell’impresa di trasformare l’intero Maghreb in teatro di guerra e integralismo. Ha abbandonato la componente musulmana con cui era possibile un confronto e aperto a formazioni politiche e ideologie retrive e temo non abbia ancora finito.
    Per il resto, anche se senza i crismi di un’investitura istituzionale di alcun tipo, sì che c’è chi vi vuole bene in occidente.

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