Una poltrona per due


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Cos’è, in definitiva, lo spionaggio? E’ un’arte, e come tutte le altre arti è un insieme di tecnica, talento e soprattutto creativita’. E la creativita’, a quanto pare, non manca agli agenti del Mossad che una volta di piu’ hanno dimostrato il loro talento in una operazione tenuta segreta sino ad oggi. Il quotidiano israeliano Yedioth haAhronot ha pubblicato, nel suo inserto settimanale del 15 marzo, un lungo e dettagliato articolo nel quale si racconta come, agli inizi del 1993, i servizi di spionaggio israeliani siano riusciti a installare due microspie nell’ufficio di Abu Mazen (allora numero due dell’OLP), e di come per tre mesi il Mossad riuscì, di fatto, ad essere presente nella stanza dei bottoni palestinese durante le conversazioni piu’ delicate ed intime dell’organizzazione.

L’articolo spiega nel dettaglio di come gli agenti israeliani siano riusciti a “pescare” un quadro intermedio palestinese che dietro una cospicua somma di denaro passava principalmente informazioni riguardanti gli spostamenti internazionali dei vari leader palestinesi: voli, orari, destinazioni ecc. Durante una conversazione casuale, la moglie di Abu Mazen si lamentò dei continui dolori alla schiena del marito e s’informo’ della possibilita’ di importare dalla Francia una poltrona ortopedica. Ed ecco come un banale particolare si trasforma in un’idea geniale. I quadri del Mossad s’ingegnarono ad inserire nella poltrona una microspia che trasmetteva in diretta tutti i colloqui, per ridurre al limite lo spreco di energia della batteria alla quale era collegato il microfono il tutto era collegato ad un meccanismo che attivava la trasmissione nel momento che si verificassero contemporaneamente due condizioni: che una persona si sedesse effettivamente sulla poltrona e che ci fossero delle voci nella stanza. In aggiunta alla poltrona venne installata anche una lampada decorativa che essendo collegata ad una presa di corrente non aveva un problema di autonomia. Nel momento stesso che la nuova poltrona sostituì la vecchia le “trasmissioni” cominciarono immediatamente e per tre mesi il Mossad venne a conoscenza di innumerevoli conversazioni. Fra le altre cose il Mossad ebbe ancora una volta la conferma di quanto fosse grande l’inimicizia fra Arafat ed Abu Mazen, da quest’ultimo definito “carogna” oltre ad altri epiteti sul quale e’ meglio sorvolare. Come gia’ detto le microspie vennero scoperte dopo soli tre mesi, si presume a causa di una soffiata – c’è chi dice dei servizi segreti francesi, e c’e’ chi addirittura sostiene che furono gli stessi israeliani a farlo poiche’ in quello stesso periodo si stavano definendo gli accordi di Oslo, allora segretissimi, del quale neppure il Mossad era a conoscenza, e si temeva una fuga di notizie che ne avrebbero precluso la buona riuscita. La scoperta delle microspie porto’ anche alla scoperta del doppiogiochista che, condannato a 15 anni di carcere, fu poi liberato nel 1996 e trasferito in un altro paese. Non è chiaro come mai la censura israeliana abbia permesso la pubblicazione di questo caso che mette in cattiva luce Abu Mazen ed in definitiva lo indebolisce, facendogli perdere credibilita’ fra i palestinesi; quello che è sicuro è che con questo caso il cliché che afferma che la realtà supera ogni fantasia, si conferma una volta di piu’.

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